Grandi mostre a rischio. Alla vernice della rassegna sui ritratti dell'800 di Palazzo Zabarella, il sindaco Flavio Zanonato lo dice esplicitamente: il diktat del ministro Tremonti obbliga i Comuni a spendere per la cultura il 20 di quanto investito nel 2009. E con un taglio del1'80 è difficile mettere in cantiere i grandi eventi. PADOVA. Altro che federalismo e autonomia dei Comuni: dopo i tagli selvaggi all'Università c'è il rischio che le grandi mostre culturali vengano azzerate. O che diventino eventi rarissimi, come le Expo internazionali, riservate ad una ristrettissima élite. L'alternativa è una sola: allargare il patto tra le Fondazioni bancarie e gli imprenditori mecenati. Padova questa strada l'ha aperta 14 anni fa grazie a Palazzo Zabarella che ha saputo imporsi nei grande circuito internazionale come un autentico laboratorio di cultura che ha riscoperto la pittura dell'Ottocento. Perché i grandi eventi sono a rischio? La risposta l'ha data il sindaco Flavio Zanonato, che nella splendida cornice di Palazzo Zabarella ha rotto subito gli indugi: il diktat della Finanziaria Tremonti colpisce indistintamente tutti i Comuni che hanno l'obbligo di spendere per la cultura il 20 di quanto investito nel 2009. E con un taglio dell'80 imposto a piè di lista, è assai difficile mettere in cantiere i grandi eventi, motore di un turismo colto che non dilapida le città lasciando bottiglie e sacchetti agli angoli delle strade. E cosa sarebbe Padova senza la Fondazione Zabarella e senza il mecenatismo di Federico Bano? Verrebbe relegata al rango di anonima provinciale, tagliata fuori dai grandi appuntamenti che mobilitano 150 mila visitatori l'anno, dice il sindaco. La sua amara riflessione si completa con una battuta: «Ci troviamo di fronte ad un mistero della politica: nella stagione del federalismo si toglie autonomia ai Comuni e si viola l'articolo 119 della Costituzione che prevede per gli enti locali autonomia di spesa e di entrata». E quindi? «Non resta che confidare nella collaborazione con le fondazioni private: Palazzo Zabarella rappresenta un modello positivo che va allargato anche ad altre iniziative», aggiunge Zanonato. Federico Bano ascolta in silenzio: dopo aver ringraziato le istituzioni, fa capire che a Padova il vuoto culturale l'ha colmato lui, con il suo stile discreto, senza tirare nessuno per la giacca. Un manager che ha scelto l'eccellenza nel campo della critica con Fernando Mazzocca, docente di Storia dell'arte alla Statale di Milano e tra i massimi esperti del Sette-Ottocento, e poi con Carlo Sisi, direttore della galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti. Due big che hanno garantito assoluta qualità, portando Palazzo Zabarella a raggiungere sempre nuovi traguardi nel ranking italiano, senza le code e il caos. Uno stile raffinato, che ha convinto la Fondazione Antonveneta, guidata dal direttore Bruno Bianchi, a rafforzare l'intesa assieme alla Fondazione Mps, che ha fatto di Siena una delle capitali internazionali del Trecento fino a conquistare Washington, Parigi e Londra. Ma quanto vale la cultura per il Belpaese che si dibatte nella crisi? Secondo una ricerca Ipsos, se l'Italia investisse tanto quanto Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, otterrebbe un incremento di 140 miliardi, pari all'8,3 del Pil attuale. E' possibile trovare l'orgoglio per risalire la china? Andrea Colasio trova le parole per rassicurare la sala: senza polemiche, annuncia un ottobre di grandi eventi. Dopo la mostra da «Canova a Modigliani» di Palazzo Zabarella, è pronta ad aprire i battenti quella sul «Giorgione e l'enigma del carro». L'assessore non si sottrae al compito di critico e regala una preziosa pennellata: «La mostra sull'Ottocento segna il paradigma di un'Italia che sull'onda del Risorgimento diventa Stato-Nazione e quindi assume una grande veste simbolica e culturale: nell'Ottocento nasce la modernità, la borghesia diventa classe dirigente e Padova gioca un ruolo importante, come emerge da alcuni ritratti-capolavoro qui esposti». E il pericolo Tremonti? Colasio lo dribbla: «Dobbiamo ringraziare le fondazioni bancarie, che in Italia destinano 700 milioni del loro patrimonio agli eventi culturali». Tutti d'accordo. Anche Flavio Manzolini, presidente leghista Apt che non s'arrabbia come Marcato per la polemica del sindaco: è vero, le grandi mostre sono la ricetta per incrementare il turismo e i dati delle presenze negli alberghi confermano che Padova ha ottenuto risultati migliori di Venezia e Verona. E il federalismo? Meglio puntare su Bano... La finanziaria. «A decorrere dall'anno 2011 le amministrazioni pubbliche non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza, per un ammontare superiore al 20 della spesa sostenuta nell'anno 2009 per le medesime finalità. Ecco il passaggio della finanziaria 2010, all'articolo 6 comma 8, contestato dal sindaco Flavio Zanonato. Un taglio netto alle spese per mostre e convegni dell'80 voluto dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che colpisce indistintamente tutti i Comuni.
Padova. Zanonato va alla guerra Cultura: taglio dell'80 imposto da Tremonti
Il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha affermato che il diktat del ministro dell'Economia Giulio Tremonti sta mettendo a rischio le grandi mostre culturali in Italia. Il taglio dell'80% imposto alle spese per mostre e convegni colpisce indistintamente tutti i Comuni, rendendo difficile mettere in cantiere eventi di grande importanza. Zanonato ha anche sottolineato che la cultura è un settore che richiede finanziamenti significativi per essere sostenuta. Ha anche menzionato la Fondazione Zabarella, che ha garantito la qualità dei grandi eventi a Palazzo Zabarella, e ha chiesto di allargare il patto tra le fondazioni bancarie e gli imprenditori mecenati.
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