Effetto crisi. I governi riducono le risorse alla cultura, senza però agevolazioni ai finanziamenti privati Campagna contro il Governo inglese che diminuisce del 25 i fondi all'Arts Council "Le arti sono per l'Inghilterra ciò che il sole è per la Spagna». Questo il messaggio dell'artista David Shrigley per la campagna online «Save the Arts», lanciata da un consorzio di più di 2mila organizzazioni e artisti contro il piano di austerità dei Tories di David Cameron, che sarà annunciato il 20 ottobre nell'ambito dello Spending Review 2011. Obiettivo: 100mila firme per convincere il governo a limitare i danni. «Si parla verosimilmente di un taglio del 25 del budget dell'Arts Council England (Ace), che finanzia 880 organizzazioni artistiche in tutto il paese» racconta Ralph Rugoff, autore della rinascita dell'Hayward Gallery di Londra, che dirige dal 2006 con risultati record, come i 200mila visitatori in 12 settimane della personale di Antony Gormley (2007). «Ridurre i costi è necessario, ma andare oltre la soglia del 10 significa costringere molte organizzazioni a chiudere le porte per sempre» prosegue Rugoff, che riceve annualmente il 50 del proprio budget dall'Ace, a fronte di una partecipazione dei privati del 10-20 e il resto raccolto dalle entrate della biglietteria e degli affitti. Per il 2011 aveva pianificato tre grandi mostre, Tracey Emin, Pipilotti Rist e George Condo, oltre al programma della project room; una scaletta che sarà sottoposta a modifiche consistenti. «Il governo dice di rivolgersi ai privati, ma mancano gli incentivi» prosegue Rugoff che, già direttore del Cca Wattis Institute for Contemporary Arts di San Francisco, è ben conscio delle differenze sostanziali con il sistema americano. Intanto i tagli sono già cominciati: per l'anno in corso l'Ace ha avuto una riduzione di 23 milioni di sterline per i fondi da distribuire e altri 6,5 milioni per le proprie spese gestionali. Per attenuare il colpo, ha messo mano alle riserve e a giugno ha dichiarato un taglio minimo - lo 0,5 - del budget da destinare alle organizzazioni. Ma per le emergenze future sono rimasti solo 2,4 milioni di sterline e i prossimi tagli saranno riversati interamente sulle spalle dei destinatari dei fondi, dalle londinesi Whitechapel e Serpentine Gallery al Baltic di Gateshead nella periferia di Newcastle, istituzioni che richiamano ogni anno milioni di visitatori. Sì, perché in Inghilterra l'arte è un business, i numeri resi pubblici dal Dipartimento per la Cultura, Media e Sport parlano da soli. Nel 2007, prima della crisi, le industrie creative impiegavano 2 milioni di persone e hanno reso 59,9 miliardi di sterline, ovvero il 6,2 del prodotto interno lordo del paese. In particolare, dal 1997 al 2007 sono cresciute del 5 ogni anno, il 2 in più rispetto alla media negli altri settori dell'economia inglese. Senza i necessari investimenti, sarà possibile continuare o migliorare queste performance? «I nostri obiettivi, anche in vista del progetto "Cultural Olympiad London 2012", non sono ancora cambiati, ma in luglio abbiamo scritto alle 880 organizzazioni da noi finanziate di prepararsi almeno a una riduzione del 10 dei fondi per il 201112». In questi giorni cruciali per il fronte di «Save the Arts», gli artisti continuano la battaglia sfornando nuove opere d'arte, da Jeremy Deller e Yinka Shonibare, a Mark Wallinger, che in «Reckless» strappa virtualmente il 25 del capolavoro di Turner, «The Fighting Temeraire» (1839), simbolo della cultura britannica. E in Italia? Di campagne di sensibilizzazione contro i tagli pubblici all'arte non ce ne sono. Qualche sos dei musei, dal Madre al MAMbo, e poi gli artisti scesi in piazza per protesta hanno richiamato l'attenzione dei giornali. Di certo il budget del Mibac è sceso dai 2,20 miliardi del 2000 agli 1,8 previsti per il 2011, con l'aggravante della Finanziaria che ha tagliato dell'80 le spese degli enti locali per mostre, sponsorizzazioni, relazioni pubbliche, rappresentanza e campagne pubblicitarie. Che fare? in corso un'attività di lobby istituzionale del Mibac presso il Governo per recuperare in extremis i tagli al budget 2011 e del sottosegretario Francesco Giro per contrastare i provvedimenti legislativi che penalizzeranno gli enti locali. E senza indugi bisognerà prevedere maggiori agevolazioni fiscali per i privati che finanzieranno la cultura al posto dello Stato.