Sul problema del centro storico di Napoli da salvare, "Repubblica" del 21 settembre ha pubblicato gli incisivi interventi di Fulvio Tessitore e di Massimo Pica Ciamarra. Questultimo ha molto opportunamente segnalato che la città rischia di vedere vanificato il noto programma di interventi (220 milioni di fondi europei) per il restauro del centro storico, di cui il governo italiano deve riferire allUnesco, entro il febbraio 2011, sulla base del richiesto "Piano di gestione". Ma cè di più. Devo porre allattenzione dellopinione pubblica napoletana che la persistenza del degrado del centro storico comporta, da parte dellUnesco, in mancanza dei citati interventi, la minacciata cancellazione di Napoli dai centri inclusi nella lista del "patrimonio dellUmanità" con grave discredito non solo per Napoli, ma per lItalia (linclusione tra i siti protetti Unesco è stata ottenuta nel 1995 su richiesta avanzata al ministero dei Beni culturali da Italia Nostra). Circa laccorato intervento di Tessitore, il quale, come noi, non abbandona la speranza che venga recuperato il centro storico di Napoli, devo però osservare che non si può certo ripartire dal famigerato progetto dei costruttori della fine degli anni Ottanta, che egli stesso non nomina e che è meglio dimenticare. Tale discutibile e pericolosa iniziativa non venne "criminalizzata". Venne invece stroncata dal parere assolutamente negativo dei maggiori urbanisti italiani (Vezio De Lucia, Pierluigi Cervellati, Leonardo Benevolo, Italo Insolera, convocati da Italia Nostra e dalla Fondazione Napoli 99), i quali definirono anacronistici e culturalmente in controtendenza con le "Carte del Restauro" i proposti, ulteriori, estesi sventramenti del centro storico di Napoli (dello stesso avviso sono stati Aldo Loris Rossi e Cesare de Seta). Tornando al tema iniziale, nel finanziare il settennio 2007-2013, lUnione europea ha raccomandato di destinare una parte dei Fondi Ue alle politiche urbane e al recupero dei centri storici. Ne scaturì lAccordo di Programma tra Regione, Comune, ministero dei Beni culturali e Curia arcivescovile, che stanziava 220 milioni per la realizzazione del Piano interventi Centro storico-Unesco con un progetto di fattori moltiplicativi previsti dal Comune del predetto stanziamento. È stato poi approvato (settembre 2009) dalla giunta comunale e da quella regionale (febbraio 2010) un primo programma di progetti condivisi e cantierabili: Educandati femminili ai Vergini, Centro per laccoglienza per gli anziani ai Cristallini, Albergo dei Poveri, Teatro romano di Neapolis, Museo Filangieri (ma andrebbe necessariamente inserito lurgente restauro dellimportante palazzo Penne considerato da Roberto Pane espressione dellarchitettura tardogotica di impronta durazzesco-catalana sollecitato anche da Raffaele Raimondi del Comitato centro storico Unesco) per un importo di 36 milioni, mentre sono in via di ultimazione altri progetti di restauro: Farmacia degli Incurabili, chiesa di Santa Maria della Sapienza, SantAniello a Caponapoli, San Giovanni Battista delle Monache, nonché un settore di Santa Chiara e uno del Duomo, selezionati dalla Curia. Sono interventi su monumenti ubicati nellarea di Neapolis greco-romana, definita centro antico da coloro che vorrebbero anacronisticamente limitare la tutela ambientale solo a tale area del centro storico Unesco. Come è noto, il nuovo presidente della Regione, Caldoro, ha preso le distanze nei confronti dei provvedimenti deliberati dalla precedente giunta nel 2009, ma è stato purtroppo sospeso anche il predetto programma di interventi nel centro storico, che invece risale al 2007 e che quindi non rientra nello sforamento del patto di stabilità in Regione. Sul versante del citato "Piano di gestione" (la scelta, la priorità e la motivazione degli interventi) va invece segnalato che esso è in fase di definizione e, nel merito, entro novembre, gli assessori comunali apriranno (come avvenne per i Forum di ascolto sul Programma di restauri nel luglio 2009) la prevista discussione con le associazioni e la cittadinanza per poter riferire allUnesco nel febbraio 2011. Pertanto rivolgiamo un pressante appello non solo al presidente Caldoro, ma altresì allassessore allurbanistica Taglialatela (che ha rilasciato responsabili dichiarazioni circa la necessità di demolizione degli abusi edilizi non condonabili), affinché vengano subito sbloccati dalla Regione i primi fondi europei per 36 milioni, che consentiranno limmediata apertura dei cantieri nel centro storico con linizio delle operazioni di restauro così ottemperando non solo agli adempimenti richiesti dallUnesco, ma determinando altresì un notevole assorbimento occupazionale di cui la Campania ha bisogno. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli
APPELLO A CALDORO E TAGLIALATELA PER I CANTIERI DEL CENTRO STORICO
Il centro storico di Napoli è in pericolo di degrado e il governo italiano deve riferire all'Unesco entro febbraio 2011 sulla base del "Piano di gestione" per il restauro del centro storico. Il programma di interventi, che prevede 220 milioni di fondi europei, è stato approvato dalla giunta comunale e regionale, ma il presidente della Regione, Caldoro, ha preso le distanze dai provvedimenti e ha sospeso il programma. L'autore del testo, presidente di Italia Nostra sezione di Napoli, appella al presidente Caldoro e all'assessore all'urbanistica Taglialatela per sbloccare i fondi europei e iniziare le operazioni di restauro nel centro storico.
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Bene culturale
Luogo