l'opposizione e l'opera bloccata Piazza Maggiorino Ferraris e reperti archeologici: un connubio che continua a creare polemiche. Tante. L'altra sera, durante il consiglio comunale, a polemizzare sono stati i consiglieri del Pd che hanno chiesto al sindaco quando è prevista la sistemazione dell'area del Palaorto. Vale a dire quell'area venduta dal Comune a una società di costruzioni più o meno tre anni fa e su cui avrebbe dovuto sorgere un palazzo di sette piani. E dove invece, durante gli scavi delle fondamenta, è stato ritrovato un intero quartiere risalente all'epoca romana. Abbastanza da far bloccare i lavori e far pensare ad un progetto in grado di valorizzare quei reperti, senza ovviamente intaccare quelli che sono i diritti a costruire della ditta privata. «Dopo due anni di discussioni - hanno detto i consiglieri del Pd Gianfranco Ferraris, Ezio Cavallero, Domenico Borgatta ed Emilia Garbarino - i lavori sono fermi con prolungato disagio per i cittadini e, stando così le cose, lo resteranno ancora a lungo». E quel che è peggio, secondo i consiglieri, è che a subire danni è proprio quell'area museale che si vorrebbe creare grazie alla stipula di un protocollo d'intesa fra il Comune, la Provincia, la Regione e la Sovrintendenza ai Beni architettonici del Piemonte. Un accordo necessario per reperire le risorse economiche per il recupero dei reperti più importanti. In particolare, un pezzo di strada lastricata, parti di abitazioni, tratti di fognature e molto altro ancora. «Il protocollo d'intesa è rimasto lettera morta - aggiungono i consiglieri - e questo a scapito dei reperti che, esposti alle intemperie, rischiano di danneggiarsi irrimediabilmente». Un pensiero quello del Pd condiviso anche da altre forze politiche ma anche dai singoli cittadini e varie associazioni legate alla salvaguardia e recupero dei beni architettonici. Ma se fino ad ora non si è riusciti a portare avanti il progetto di recupero non è stato per mancanza di volontà ma per alcuni intoppi burocratici. A confermalo è il direttore generale di palazzo Levi, Laura Bruna. «Abbiamo avuto conferma solo mercoledì mattina della firma del protocollo da parte della Regione - spiega il city manager - ora sicuramente sarà avviato tutto l'iter necessario per procedere con il progetto». La messa in pratica cioè di quel protocollo di intesa che, sostanzialmente, mira a proteggere quella parte di reperti più prossimi alla biblioteca civica (meglio conservati), a recuperarli laddove necessari e, grazie alla collaborazione con Regione, Provincia e Sovrintendenza, ad inserirsi in un percorso museale che varchi i confini comunale e, se possibile, anche quelli provinciali. L'edificio, presumibilmente ad otto piani, dopo l'approvazione alla variante portata in consiglio comunale (che prevede anche un maggiore spazio per l'area commerciale), verrà realizzato nella parte che invece dà verso il centro cittadino. L'edificio, il cui progetto definitivo dovrà essere consegnato a breve in Comune dalla ditta proprietaria del terreno, sarà adibito a edilizia residenziale e commerciale. Saranno anche realizzati box auto che, ovviamente, non andranno a intaccare l'area occupata dai reperti. Gi. Gal.
Acqui Terme. Palaorto, polemica per i disagi ai cittadini lavori fermi e reperti archeologici a rischio
I lavori per la sistemazione dell'area del Palaorto sono stati fermati a causa della scoperta di un intero quartiere romano durante gli scavi delle fondamenta. I consiglieri del Pd hanno chiesto al sindaco quando è prevista la sistemazione dell'area, ma i lavori resteranno fermi a lungo. I reperti sono stati esposti alle intemperie e rischiano di danneggiarsi. Un protocollo d'intesa fra il Comune, la Provincia, la Regione e la Sovrintendenza ai Beni architettonici del Piemonte è stato firmato, ma non è stato avviato. Il direttore generale di palazzo Levi ha confermato che il protocollo è stato firmato e che il progetto di recupero dei reperti sarà avviato.
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