I militari hanno confiscato 133 reperti e opere d'arte rubate per milioni FUORI era una villetta come tante, nell'entroterra genovese, a Mignanego. Dentro nascondeva un vero e proprio museo, in gran parte illegale ma con allarmi e teche per i pezzi più preziosi. Armature, armi antiche, quadri barocchi, vasi etruschi. Capolavori dal valore complessivo di milioni di euro, rubati in giro per l'Italia tra il 1989 e il 2004. Una lunga serie di furti, rimasti irrisolti per anni. Colpi di razziatori di tombe e chiese, che si appoggiavano ad antiquari e collezionisti, professionisti del mercato nero dell'arte. A differenza del medico romano di trent'anni, proprietario della villa di Mignanego, dove i carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova diretti dal capitano Salvatore Lutzu hanno ritrovato e confiscato quel vero e proprio museo di opere trafugate. L'indagine è partita da una normale verifica amministrativa presso una casa d'aste genovese, che aveva messo in vendita un dipinto di scuola emiliana del XIX secolo, raffigurante il «martirio di San Sebastiano». Peccato che, in seguito al controllo, l'opera sia risultata il frutto di un colpo avvenuto a Roma, a metà degli anni novanta. Da qui i militari sono risaliti all'identità del venditore: il medico romano (di famiglia genovese) proprietario della villa di Mignanego, attualmente indagato con l'accusa di ricettazione. «Tutto patrimonio di famiglia, non sapevo si trattasse di provento di furti», si è giustificato il professionista. Si tratta della prima confisca di questo valore in Liguria, secondo la Soprintendenza: tre antichi dipinti ad olio, due pale d'altare del 700, una scultura raffigurante uno stemma araldico policromo. Opere di immenso valore a cui si aggiungono 133 reperti archeologici di rilevante pregio e interesse artistico: materiali di origine etrusca e più di cento vasi, saccheggiati in gran parte da necropoli apule del IV secolo avanti Cristo. Le opere d'arte, rubate in varie regioni d'Italia, sono già state restituite ai legittimi proprietari. Come nel caso delle pale d'altare trafugate nel 1989 dalla Chiesa di Sant'Andrea Apostolo di Quindici, in provincia di Avellino tornate al loro posto dopo tanto tempo. Destino diverso per i reperti archeologici, di proprietà dello Stato dal 1909. Su ordine dell'autorità giudiziaria, sono stati confiscati e trasferiti presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, dove saranno catalogati e restaurati per restituirli in tutto il loro splendore al loro legittimo proprietario: il pubblico.
LIGURIA - Un museo abusivo nascosto in villa, maxi sequestro a Mignanego operazione dei carabinieri
Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova ha confiscato 133 reperti e opere d'arte rubate in varie regioni d'Italia tra il 1989 e il 2004. Tra le opere d'arte, tre antichi dipinti ad olio, due pale d'altare del 700, una scultura raffigurante uno stemma araldico policromo. I reperti archeologici sono di origine etrusca e includono materiali di gran parte saccheggiati in necropoli apule del IV secolo avanti Cristo. Le opere d'arte sono già state restituite ai legittimi proprietari, mentre i reperti archeologici sono stati confiscati e trasferiti presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo