Abbattimento illegittimo? Disposta una perizia. Panizza netto: «La giunta va avanti» Il procuratore: «Demolire potrebbe arrecare un danno. La Soprintendenza fece solo una dichiarazione immotivata» Ottocentesco Il carcere di Trento. Battaglia sulla demolizione, la Procura indaga TRENTO Abbattimento illegittimo? Indaga la Procura. Il procuratore capo Stefano Dragone ha aperto un'inchiesta sul vecchio carcere di Trento che dovrebbe essere demolito per realizzare il nuovo polo giudiziario. Si parla di una possibile violazione del decreto legislativo del 22 gennaio 2004 numero 42, articolo 196 che prevede la punizione di chiunque «demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali». La Procura, che ha nominato un perito, il professor Caballo, intende verificare e valutare se l'edificio ottocentesco, del periodo austroungarico, ha in sè un valore e un interesse di tipo storico e culturale che andrebbe quindi conservato e tutelato. Ma la magistratura intende far luce anche sul provvedimento del 27 ottobre 1993 della Commissione Beni Culturali e della successiva determinazione del dirigente del 27 luglio 2001, con cui era stato dichiarato l'interesse storico del palazzo di giustizia, mentre era stata rilevata l'assenza di interesse del complesso carcerario. Una decisione, ad avviso della stessa Procura, che appariva «immotivata». «Vogliamo verificare se sussiste omeno una violazione del testo unico sui beni di interesse storico-culturale spiega Dragone perché a suo tempo c'era stata una sola valutazione, con la quale è stato tolto il vincolo, che appare immotivata. Il palazzo un valore storico ce l'ha continua il procuratore che pone l'accento anche sulla chiesetta ottocentesca custodita all'interno abbatterlo causerebbe un danno, ma dobbiamo valutare se c'è un effettivo interesse storico». A dare l'input al procuratore che ieri mattina ha visitato lo stabile di via Pilati insieme alla collega Alessandra Liverani, cotitolare del fascicolo d'indagine, e al procuratore generale Giovanni Pescarzoli è stato un esposto presentato all'inizio dell'estate da Italia Nostra e dalla sezione trentina del Fai (Fondo per l'ambiente italiano), che avevano stigmatizzato la valutazione degli anni '90 fatta «con leggerezza». Il nodo del vecchio carcere di Trento è da tempo all'attenzione della cronaca e già in passato, nel giugno dello scorso anno, si era alzato un coro di voci contro la demolizione del complesso carcerario. La stessa Commissione provinciale si era schierata con Fai e Italia Nostra a favore del restauro conservativo del carcere attraverso una variante al progetto di demolizione e costruzione del nuovo polo giudiziario, il cui progetto era stato affidato nel 2005 all'architetto lombardo Pierluigi Nicolin. Ora, dopo gli interventi in sede politica, fallimentari, Italia Nostra e Fai hanno deciso di percorrere le vie legali. «Non volevamo arrivare a tanto commenta il vice presidente di Italia Nostra, Salvatore Ferrari da tre anni si discute di questo problema, avevamo interpellato l'assessorato, avevano assicurato che sarebbero state fatte ulteriori valutazioni, ma non è stato fatto nulla» E ora fare chiarezza e a decidere se è davvero legittimo abbattere il complesso per gli ambientalisti culla di ballatoi e beni dell'architettura ottocentesca di grande valore sarà la magistratura. Ma la giunta provinciale va avanti. A dirlo è l'assessore provinciale alla cultura Franco Panizza (Patt): «Non sono mai stato favorevole all'abbattimento e neppure il mio partito, quella costruzione è la rappresentazione di una buona architettura austroungarica, avevamo chiesto la salvaguardia, salvaguardare anche le facciate, la questione è stata affrontata più volte ed è stata fatta anche una relazione, ma la giunta provinciale non vuole tornare indietro». Panizza è netto e pragmatico: restaurare l'edificio mantenendo beni storici come la chiesetta sarebbe incompatibile con la nuova destinazione d'uso. Niente da fare, dunque. Si partirà con le ruspe e si demolirà tutto. «La Soprintendenza ai beni culturali ha espresso parere favorevole all'abbattimento, sono state fatte le verifiche e tecnicamente non è possibile salvarlo». «Tolto il vincolo senza valutazioni precise» Italia Nostra: «Bene l'intervento dei magistrati». Flaim: negli anni '90 fatti degli accertamenti TRENTO La decisione della Procura di aprire un'inchiesta è arrivata come una boccata d'ossigeno nelle sede di Italia Nostra, da anni impegnata insieme al Fai in una lunga battaglia per salvare il carcere di via Pilati. «Un bene da difendere» affermano. E il presidente Paolo Mayr punta il dito su verifiche «fatte male e con leggerezza». «Abbiamo presentato un esposto all'inizio dell'estate spiega perché abbiamo ravvisato un possibile violazione penale; nel '93 la Soprintendenza ha tolto il vincolo di tutela storico-artistica senza una valutazione precisa, nonostante siano state fatte numerose ricerche architettoniche e storiche che confermano il valore dell'edificio. Nei anni '90 racconta era stato mandato in carcere un funzionario della Provincia che aveva poi dato un parere verbale senza neppure fare una relazione e solo su questo parere verbale si sarebbe incardinata la decisione della Commissione del beni culturali che ha convalidato il giudizio del funzionario». Mayr plaude l'intervento della Procura. «Siamo soddisfatti della decisione della magistratura di verificare continua il complesso carcerario è un edificio di interesse, ancora più del palazzo di giustizia, ci sono aperture, pavimenti in pietra rossa, ballatoi, di sicuro interesse storico. Si può recuperare e risanare». Preferisce invece non commentare l'inchiesta della Procura il dirigente del Dipartimento beni culturali della Soprintendenza Sandro Flaim. «In passato sono state fatte delle verifiche, negli anni '90 spiega successivamente è stata solo una piccola integrazione per una piccola particella, relativa ad un cortile, nient'altro».