Il caso. Piscina Mirabilis nella mani di guardiani occasionali, pronte a gestirla aziende private BACOLI. Se il sipario sul Museo archeologico dei Campi Flegrei si alza su 47 sale, il tour tra i siti negati conta ancora molte tappe. Emblema le Centum Cellae: ormai non si contano più gli annidi chiusura del complesso, il tempo per le cisterne note come «Prigioni di Nerone» - a poche centinaia di metri dalla più conosciuta Piscina Mirabiis - sembra essersi fermato. Da almeno quattro anni i turisti non varcano la soglia dell'edificio a due piani costruito in epoca imperiale sul costone tufaceo tra punta Pennata e il porticciolo di Capo Miseno. Il cancello è sbarrato, nel dedalo di navate suddivise da imponenti pilastri non risuonano i passi dei visitatori, sul calpestio c'è una coltre di polvere mista a indifferenza. Se chiediamo alla custode, che anni fa spalancava le porte della cisterna al pubblico, dice che non può aprire. La causa? Sarebbe inagibile: un guasto elettrico, la caduta di intonaco e calcinacci richiedono un intervento di manutenzione straordinario che tarda a giungere. Per ovvi motivi di sicurezza, la Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Napoli e Pompei ne ha disposto la chiusura. In attesa che si risolvano i nodi burocratici che, si sa, in questi casi hanno vita lunga. Nel frattempo l'ingresso alle Centum Cellae è un florido rigoglio di erbe incolte a ricoprire le pietre un tempo nude e la cartellonistica moderna. Non di rado gruppi di visitatori si fermano a osservare tra le grate del cancello in ferro, per scrutare qualche particolare nella fitta penombra. Ne conoscono bene la storia, appresa dai versi dei classici, ma delusi vanno via e si dirigono verso la Piscina Mirabilis, nel borgo seicentesco di Bacoli a pochi passi dalla Chiesa di Sant'Anna. Rintracciando la custode - cui sono state consegnate le chiavi per il serbatoio imperiale - finalmente i visitatori iniziano un viaggio nel passato dell'antica Roma, un gioiello dell'ingegneria imperiale a netto contrasto con il presente. Di recente i privati si sono fatti avanti per la gestione della Piscina Mirabilis, si è in attesa dell'ok del ministero. Il tour tra i siti negati non può non comprendere la Tomba di Agrippina a Marina Grande, un odeon che era parte di una villa marittima realizzata nel secondo secolo d.C. L'elenco può continuare con lo Stadio di Antonino Pio a Pozzuoli, riportato alla luce ma ricoperto in gran parte da erbe incolte; la necropoli di Cappella che accoglie il cimitero della flotta imperiale, nel Comune di Monte di Procida, ma apre solo su richiesta per mancanza di sorveglianza. E lo stesso dicasi per altri siti archeologici del territorio: le Grotte dell'Acqua, ad esempio, una sorgente sulle sponde del lago Fusaro versa nel totale degrado. Per questo complesso, peraltro pericolante, non c'è alcun piano di recupero, né il sito è incluso nei percorsi storico-naturalistici ufficiali. Solo grazie ai volontari e ai comitati civici è garantita di tanto in tanto la pulizia. Un peccato se si pensa che tuttora dalla sorgente sgorga acqua termale. A Capo Miseno invece si può contare sulle visite guidate organizzate dall'associazione Antica Misenum per una passeggiata tra il Sacello degli Augustali, il Teatro Romano e la Grotta della Dragonara. Informazioni ai numeri 3286892886, 0815233977. 3477776690.