In esclusiva eredi e avvocato: «I soldi ci sono, lo ha verificato istituto di fiducia. Pronti a finanziare l'anno vasariano» Nei loro cannoni non solo ci mettono i fiori (in segno di pace dopo un anno di furibonde battaglie legali sull'archivio Vasari) ma anche banconote che frusciano. E frusciano ancor di più in questi tempi di crisi in cui persino organizzare le mostre per il centenario vasariano (parte fra tre mesi, nel 2011) diventa un problema per 1e istituzioni pubbliche. Ecco allora l'ultima offerta degli eredi Festari che la «Nazione» presenta in anteprima: se l'affare va in porto, se insomma le carte passano di mano e diventano di proprietà dei russi di «Ross Engineering», anche per tramite della bozza di accordo che gli avvocati di famiglia hanno messo nero su bianco in piena estate, i quattro figli del conte Giovanni morto prima di veder concluso l'affare della vita (150 milioni di euro per la vendita dell'archivio cifra mai vista nel campo dei beni culturali) sono pronti a dare il loro congruo contributo finanziario alle mostre dell'anno vasariano. Quanto congruo? Parecchio, vista l'atmosfera: «Più di un milione di euro», garantiscono due degli eredi Festari, Francesco e Tommaso che si presentano in redazione a fianco del loro avvocato, Guido Cosulich. Ma, per quanto risulta al nostro giornale, i soldi potrebbero essere molti di più, quasi il doppio. La condizione è ovviamente che nel frattempo la famiglia riesca a incassare i 150 milioni dei russi di Vassily Stepanov, il gran capo di «Ross». Lo stato, insomma, dovrebbe fermare alla guerra di attrito dell'ultimo anno, dalle cartelle esattoriali di Equitalia alle denunce penali in procura, rinunciare al diritto di prelazione e dare il via libera al passaggio di proprietà. Altrimenti... Altrimenti ci arrabbiamo verrebbe voglia di parafrasare Bud Spencer e Terence Hill. Perchè Cosulich lo dice a chiare note: «Se il ministero, la sovrintendenza e il Comune non ci daranno la possibilità di chiudere coi russi, gli eredi mai e poi mai daranno il loro permesso alla mostra delle carte contenute nell'archivio. E fino a prova contraria di mostre senza il consenso dei proprietari del bene non se ne possono fare». Il bastone e la carota, insomma. Anzi, prima la carota, cioè l'offensiva di pace che i Festari hanno scatenato tagliando le loro punte di lancia, ossia i protagonisti della linea dura: Enrico De Martino, il procuratore che ha firmato il contratto con «Ross», ed Alberto Marchetti, l'avvocato dei tempi di guerra. Convinti entrambi a fare un passo indietro. Se non basta c'è il bastone, cioè il no all'esposizione delle carte. Nonostante la sovrintendente archivistica per la Toscana Diana Toccafondi abbia già ottenuto il via libera della procura di Roma, che aveva chiesto e ottenuto il sequestro dei sonetti di Michelangelo, delle lettere di Papi e Granduchi e degli altri tesori dell'archivio, compreso un autoritratto del Vasari. E proprio di lì, dal sequestro, ripartirà Cosulich, che nei prossimi giorni presenterà, con il collega Francesco Esposito di Pontedera, un istanza di dissequestro. Al di là di tutti i dubbi del ministero e della sovrintendenza, che si sono tradotti nell'esposto che ha dato il via all'inchiesta dei Pm romani (ipotesi di truffa aggravata ai danni dello stato a carico di De Martino), i Festari sono certi che i russi non sono millantatori e che la mega-offerta è reale. «Ci siamo affidati a BancaEtruria, che abbiamo incaricato di una verifica in Russia», dice Cosulich. «Il risultato è che presso la Sberbank di Mosca c'è davvero un deposito a nome degli eredi, che sarà automaticamente svincolato quando Stepanov e i suoi saranno padroni dell'archivio. Anche loro sono pronti a collaborare alle mostre vasariane, che fra l'altro coincidono con l'anno degli scambi culturali italo-russi del 2011». Ormai tra gli eredi e la «Ross» c'è un canale diretto, indipendente da De Martino: «Abbiamo parlato con Stepanov tre giorni fa - spiegano Francesco e Tommaso - sanno della svolta e sono d'accordo. Accettano anche il vincolo pertinenziale che lega le carte a Casa Vasari. Vogliono anzi contribuire a valorizzare il ruolo di Arezzo e il legame con l'archivio. Hanno richieste di mostre dai più grandi musei del mondo: l'Hermitage, il Prado e il British Museum. Loro sono pronti a dire sì, ma chiarendo bene che le carte vengono da Arezzo. Per la città è una grande occasione pubblicitaria». Intanto, gli eredi Festari hanno parlato due volte anche con Diana Toccafondi: «Ci ha fatto capire che questa svolta può sbloccare la situazione. Noi siamo fiduciosi». E l'ipotesi di truffa? «Ma quale truffa? - replica Cosulich -. Qui le cifre sono quelle vere, lo provano le verifiche bancarie». E la firma falsa secondo i periti della procura? «Sbagliano i Pm - assicurano Francesco e Tommaso - abbiamo visto con i nostri occhi nostro padre che firmava. Con le sue mani, sia pure tremolanti per la malattia che lo stava uccidendo».
Arezzo, archivio Vasari. I 150 milioni dei russi in banca a nome dei Festari
Gli eredi del conte Giovanni Festari, che hanno l'archivio Vasari, hanno offerto di finanziare le mostre dell'anno vasariano con un contributo di oltre un milione di euro. L'offerta è stata fatta attraverso la società russa Ross Engineering, che ha offerto 150 milioni di euro per l'acquisto dell'archivio. Gli eredi, che sono stati rappresentati dagli avvocati Guido Cosulich e Francesco Esposito, hanno affermato di aver verificato che l'offerta è reale e che sono pronti a collaborare alle mostre. Tuttavia, il ministero e la sovrintendenza hanno espresso dubbi sulla legittimità dell'affare e hanno iniziato un'inchiesta.
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