Nel cuore dell'estate una nota del Miur ha informato i rettori delle università italiane del progetto di modifica delle lauree triennali e delle lauree biennali specialistiche (ora ridenominate magistrali) predisposto dalla Commissione di esperti del ministro Moratti. Per le facoltà umanistiche, una novità sconcertante: la scomparsa della laurea specialistica in Storia dell'arte (classe 95S, attivata in 29 atenei e finora in sequenza con la laurea triennale in Scienze dei beni culturali, classe 13) e il suo accorpamento con altri percorsi formativi, a evidenza incongrui. Quali interrogativi solleva la proposta di ricondurre l'area storico-artistica, insieme a quelle della conservazione architettonica e della conservazione dei beni storico-scientifici, nell'alveo di un'unica nuova laurea magistrale in Storia, conservazione e restauro dei beni culturali? Nonostante la vaghezza tautologica degli obiettivi formativi, la tabella curricolare non lascia dubbi. Gli ambiti disciplinari caratterizzanti sono quelli della Fisica, della Chimica, delle Scienze della terra, delle Discipline ingegneristiche e informatiche, mentre una ristretta selezione di Discipline dell'antichità, storico-artistiche e antropologiche costituisce un ultimo ambito, dopo un altro esiguo di Discipline architettoniche. Tutto questo assume un significato inequivocabile. È chiaro infatti che l'obiettivo non è di rafforzare la presenza nelle Facoltà umanistiche di alcune discipline scientifiche ritenute imprescindibili per la cultura della conservazione. Si decreta al contrario che esclusivamente le Facoltà scientifiche, in quanto in possesso della maggior parte delle risorse strutturali e culturali richieste, potranno attivare le lauree magistrali della nuova classe. Estirpata dal suo contesto umanistico, la Storia dell'arte cesserà di essere terreno d'eccellenza, per la ricerca, prima ancora che per la formazione, in continuità con una tradizione iniziata nel Rinascimento grazie a Giorgio Vasari e che le università del mondo intero ci invidiano. Dovranno essere soppressi tutti i dottorati in Storia dell'arte; nessuno formerebbe più gli insegnanti di Storia dell'arte per la scuola, per i licei; né si potrebbero più attivare le Scuole di specializzazione posi laurearti che, istituite dal 1901 a Roma con la prima cattedra alla Sapienza di Adolfo Venturi, hanno disegnato per un secolo l'alto profilo culturale e professionale del funzionario storico dell'arte per la tutela. Senza questa figura, quali strategie di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico ci si illude di poter realizzare? Ma non vogliamo credere a un disegno deliberato, che si saldi con il progressivo indebolimento delle strutture pubbliche di salvaguardia. Questa proposta estiva è un indizio piuttosto dell'erosione epocale che investe i saperi umanistici, e in particolare la storia, in tutti i Paesi del pianeta; è l'esito estremo di un equivoco culturale che, in Italia, travaglia da anni il nostro campo di studi, per una sorta di neo-positivismo che intende privilegiare la conoscenza della materia e delle tecniche esecutive, mediata dalle nuove tecnologie, rispetto alla lettura storico-critica del manufatto artistico e delle sue vicende conservative. Anziché formare secondo un paradigma innovativo le tre distinte figure indispensabili per un moderno intervento di restauro lo storico dell'arte (o l'archeologo, o l'architetto), l'esperto scientifico che esegue le indagini diagnostiche, e il restauratore si è troppo spesso preferito inseguire il miraggio di un improbabile operatore dotato di conoscenze e competenze multidisciplinari, fino al monstrum aberrante che ci viene ora prospettato. Confidiamo nella vigilanza e nell'impegno del Cun e della Crui se non in un autorevole intervento del ministro dei Beni culturali per un'azione tempestiva che confermi la laurea specialistica in Storia dell'arte 95S, accanto a quelle di Archeologia, Antropologia, Architettura, Archivistica che a nessuno verrebbe in mente di sopprimere. Lo chiede la quasi totalità degli storici dell'arte d'Italia, che hanno firmato una lettera di protesta, mentre l'Associazione Bianchi Bandinelli prepara per novembre un convegno nazionale a Roma sul tema «Storico dell'arte: formazione e professioni». Non si tratta di una difesa corporativa ma, nel Belpaese, di una battaglia di civiltà.
UNIVERSITÀ Storia dell'arte semisoppressa
Il ministro Moratti ha presentato un progetto di modifica delle lauree triennali e biennali specialistiche, che prevede la scomparsa della laurea specialistica in Storia dell'arte e il suo accorpamento con altre lauree magistrali. La proposta è stata criticata dalla quasi totalità degli storici dell'arte d'Italia, che hanno firmato una lettera di protesta. La scomparsa della laurea specialistica in Storia dell'arte potrebbe indebolire la formazione di professionisti per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico.
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