Apre a Stia in una ex fabbrica che produceva il famoso tessuto e che occupava 1.500 operai Sala convegni e spazio mostre uffici, ostello Tutto il sito verrà recuperato STIA (Ar) La scritta allingresso dice che è un museo, ma quel posto è rimasto soprattutto una fabbrica, con lodore del lavoro ancora appeso negli stanzoni e le vetrate con gli stessi infissi di una volta. I soffitti a volta, qualche mattone lasciato fuori posto, i pavimenti in legno e cemento. Si sente leco della fatica, si vedono i telai pieni di ingranaggi, i filatoi, altri macchinari. Tutto è come ha attraversato gli ultimi due secoli, mancano soltanto le voci di chi ha lavorato in quei capannoni sul fondovalle di Stia, nella grande fabbrica della lana che si è fermata per sempre nel 1985: arenata da una crisi che era insieme di prodotto, finanziaria e imprenditoriale. Dopo anni di incuria e di deriva, questo pezzo di archeologia industriale torna a riaprire le porte. Lo stabilimento dove venivano tessute le pregiate stoffe arancioni e blu del Casentino è oggi una fotografia riconsegnata alla memoria collettiva di questo pezzo di Toscana: il museo dellarte della lana. Una sfida quassù tra le foreste del Falterona, il torrente Staggia e lArno. Fuori dalle rotte del turismo da torpedone, fuori dalle geografie economiche che contano. Bisogna volerlo davvero visitare un complesso così, a unora e passa da Firenze, metterlo in agenda e sfidare i tornanti: questo museo che sarà inaugurato sabato (ore 17), è unanomalia. Infatti nasce da un amore, non da un calcolo o da una strategia di impresa. E stata Simonetta Lombard, discendente di una dinastia industriale che aveva preso parte nel Novecento allavventura di questo lanificio perno delleconomia casentinese, a voler ricomprare la fabbrica che era stata di suo padre e di suo nonno e che era passata con alterne fortune dai Beni ai Ricci, ai Morelli, che era stata fra le prime a introdurre le macchine tessili in Italia, che riforniva casa Savoia e per un certo periodo ha vestito pure i soldati italiani. Nel 2001 quando i capannoni erano già in rovina, Simonetta Lombard paga due miliardi e mezzo di lire per ricomprarli malgrado i tetti sfondati e gli interni trasformati in una discarica abusiva di olii combustibili, nylon e scarti di lavorazione arrivati lì clandestinamente da Prato o da altri distretti. Per capire le dimensioni di ciò di cui stiamo parlando basta un dato: nel periodo di massima espansione al Lanificio di Stia lavoravano prima della Seconda guerra mondiale 1500 persone. Simonetta Lombard crea una fondazione e incarica una persona di fiducia, Piero Della Bordella, un professore cresciuto a Stia, buon conoscitore della storia industriale del posto, di realizzare il museo dellarte della lana. «Non voleva disperdere la memoria di quello che era passato per questi luoghi» racconta oggi Paolo Blasi, ex rettore delluniversità di Firenze, diventato presidente della Fondazione intitolata a «Luigi e Simonetta Lombard». Blasi entra nel progetto quando muore suo cugino Piero e quando muore anche la signora Lombard lasciando una grossa eredità in denaro, case e lo stabilimento del Casentino: tutto vincolato al sogno di aprire il museo. Blasi si mette allopera, chiama lo studio Comes per dirigere il restauro di una parte del sito industriale. Da qui oggi parte per un viaggio alla scoperta della lavorazione della lana, dal ciuffo appena tosato al tessuto rifinito. Si attraversano le sale con le macchine dai nomi antichi, la lupa cardatrice, lo scardasso, la cantra, lorditoio e via via si arriva ai libri mastri, a quello degli infortuni, alle foto depoca, ai successi, alle visite dei ministri. Si rilegge da qui una storia che è non solo economica e industriale, ma di gente, facce in bianco e nero, nomi e cognomi che si ritrovano nei registri con le presenze, i permessi, la raccolta delle note tecniche che rivelano gli intrecci segreti di trama e ordito. In una sala cè il laboratorio didattico dove gli studenti potranno conoscere e lavorare le fibre tessili. Sul piazzale, un negozio, Tessilnova, dove si possono comprare sciarpe, cappotti e borse realizzate con il tessuto del Casentino prodotto a Stia da mani artigiane. E chiaro che il museo dellarte della lana (costo dei lavori 4 milioni di euro) non potrà restare a lungo circondato da capannoni decadenti e che questo è soltanto il primo passo di un progetto più grande: «Abbiamo realizzato una sala convegni e abbiamo una potenziale sala espositiva da 1050 metri quadrati» racconta Blasi che ha offerto unala dello stabilimento al Comune di Stia come sede dellamministrazione e vorrebbe trovare imprenditori interessati a realizzare un ostello per gli studenti. Ma tutto il resto cosa diventerà? Case, hotel, caffetterie, un centro benessere, una biblioteca o qualcosa ancora da immaginare se si troverà qualcuno disposto a investire.