-------------------------------------------------------------------------------- Era in un fondo abbandonato del Mondragonese, il mantello di porpora sulle spalle flagellate, senza la corona di spine che gli aveva intrecciato col fil di ferro il suo custode Lello Esposito, ultimo di una generazione di custodi della porta accanto offerti in tre secoli dagli abitanti di via Santa Maria di Costantinopoli all'immagine del Salvatore. L'Ecce Homo rubato la notte fra l'11 ed il 12 agosto dall'edicola sacra cara al quartiere, è stato ritrovato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale che, da un mese in qua, hanno soffocato d'attenzioni il mercato antiquario e chiuso le vie dei ricettatori. Per avere la certezza che fosse proprio la statua del XVIII secolo sottratta in un'edicola paragonabile ad un basso ha anche il numero civico, 10, come una casa vera - è stato necessario il riconoscimento ufficiale del parroco della chiesa di fronte, santa Maria di Costantinopoli. E don Gennaro Iavarone, ieri mattina a Castel sant'Elmo, ha confermato che la statua era proprio quella: un Cristo poverello, di terracotta, neppure catalogato dalla Sovrintendenza, preziosissimo per un quartiere che da secoli racconta i suoi guai al divino Inquilino e lo accudisce nelle sue necessità. Con degnazione qualcuno disse, all'epoca che, via, non si trattava della Pietà. Ed i ladruncoli tossicodipendenti che hanno forzato il cancello pensavano a non più di cento euro facili a testa. Un ricettatore, alla fine, ha buttato via quella corona di spine fatta in casa che aveva preso il posto di quella d'argento rubata una dozzina d'anni fa. Ma l'Ecce Homo poverello è uno di quei tesori d'arte resi tali da migliaia di carezze, fiori, preghiere, guai, guerre e malattie vissuti insieme. L'Ecce Homo di via Santa Maria, (sostituito da un altro non più di una settimana fa con una cerimonia di riparazione), è stato messo lì in un secolo terribile che vide due epidemie sullo scenario di un Vesuvio sempre vivo e minaccioso e per due volte micidiale, anche se non per la città. I carabinieri, va detto, non hanno sottovalutato questo tesoro popolare e l'hanno cercato con tutta la tenacia che merita. Senza neppure l'indispensabile sostegno di una foto. Tenacia già dimostrata nel restituire a Mergellina il suo Marinariello, caro ai pescatori. Tenacia che non abbandona il mistero del Ninno dei Quartieri Spagnoli, furto sacrilego che si conferma sempre di più anomalo. Il tenente Lorenzo Marinaccio, che comanda questo nucleo specializzato nella caccia ai ladri d'arte, aveva detto con felicità d'immagine: «Senza una foto trovare questa statua sarà come rincorrere l'eco». E caccia all'eco è stata. Fra rigattieri e antiquari di tutta la regione, in cerca di ogni voce che riportasse ad un antico Ecce Homo. L'eco suonava qua e là ed, intanto, ricettatori e mercanti di pochi scrupoli non riuscivano più a lavorare con i carabinieri che si presentavano per negozi e botteghe fotografando tutti gli oggetti che potevano essere beni chiesastici. Intanto dal mondo degli informatori giungevano voci di qualche compratore che, saputo del furto, si informava di come procurarsi proprio l'oggetto finito sui giornali. Ma l'Ecce Homo non è riuscito ad abbandonare la regione. Ora tornerà a casa, al civico 10, fra circa un mese. L'altra statua, dono della Curia, sarà ospitata in chiesa. E sarà, assicura don Gennaro, di nuovo festa, come domenica scorsa fu festa per la consacrazione del busto donato dal vescovo.
Il ritrovamnento dell'Ecce Homo rubato
Il Cristo poverello, noto come Ecce Homo, è stato rubato dalla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Napoli. La statua, di terracotta, è stata ritrovata dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che hanno lavorato per identificarla e restituirla alla chiesa. La statua è stata trovata in un mercato antiquario e ha avuto il numero civico 10, come una casa vera. Il parroco della chiesa ha confermato che la statua è proprio quella rubata. La statua è stata messa in un secolo terribile che vide due epidemie e due guerre, e i carabinieri non hanno sottovalutato questo tesoro popolare. La statua sarà restituita alla chiesa in circa un mese.
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