Parla la segretaria Anna Silvestro: tempi così bui non si erano mai visti «Ieri ho chiesto di incontrare il presidente e il direttore. Ho chiesto "Che si fa?". Vi viene in mente qualcosa o intacchiamo il patrimonio che ci ha lasciato in eredità il Cavalier Sormani?». Da trentanni Anna Silvestro, otto ore di lavoro al giorno per 1400 euro di stipendio, cerca di far quadrare i conti dellamministrazione dellIstituto Gramsci: bilancio consuntivo, preventivo, affitto e riscaldamento, interessi passivi, pulizia, acquisto libri. Sospira sconsolata: «Non siamo mai stati in una condizione come questa, solo nel 1985 era mancato il contributo della Fondazione Crt e noi quattro dipendenti, tutte donne, avevamo deciso di dimezzarci lo stipendio fino a fine anno». Da mesi ormai Anna Silvestro lancia lallarme, si porta a casa i conti fra i borbottii del marito e cerca di capire come ridurre le spese, come trovare finanziatori per i progetti: «Aspettiamo ancora i 34 mila euro del 2009 dalla Regione, se non arrivano non so come fare. Sergio Scamuzzi, il direttore del nostro istituto, ha detto che il direttivo potrebbe autotassarsi. In alternativa, dobbiamo intaccare il gruzzolo che ci ha lasciato il Cavalier Sormani. Dovrebbero fargli un monumento, ci ha lasciato 400 mila euro che ci rendono 10 mila euro allanno. Dal 1999 andiamo avanti con i fidi bancari. Nel 2009, fra le uscite, ho inserito 17 mila euro di interessi passivi». La signora Silvestro sfoglia le pagine del bilancio, 256 mila euro di entrate programmate, soltanto 147 mila i soldi in cassa. Sul bilancio preventivo del 2010 i contributi del ministero Beni culturali (30 mila euro), della Regione (68 mila) della Provincia (5 mila) e del Comune (6 mila) sono segnati in rosso ad indicare che quei soldi sono soltanto virtuali, in cassa non ci sono. Hanno pagato la Fondazione Crt, la Cgil, ci sono le quote associative per 4.600 euro. LIstituto Gramsci, racconta lamministratrice-segretaria, tiene aperta la biblioteca, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17. Sessantamila volumi, duemila riviste. Poi cè larchivio: 1500 metri di libri sulla storia politica e sociale del Piemonte. Li frequentano studenti e ricercatori, per le spese di Siae per le fotocopie si spendono 700 euro allanno. La sede di via Vanchiglia 3 è del Comune, 10 mila euro di affitto agevolato allanno. Per il riscaldamento se ne vanno 14 mila euro, 4500 per la tassa rifiuti, praticamente solo carta. Le pulizie costano 7 mila euro ogni dodici mesi. I dipendenti sono quattro. Oltre ad Anna Silvestro, un archivista, un bibliotecario, una segretaria organizzativa che segue anche la comunicazione. Tutti a tempo indeterminato, tutti laureati, i più giovani non prendono più di 1200 euro al mese. Ci sono i progetti finanziati ad hoc. Per il 2010 "Da patrimonio privato a memoria pubblica", della Compagnia di San Paolo. Sessantamila euro, tre anni di lavoro. Cè ancora il progetto di censimento degli archivi dimpresa in Piemonte, una convenzione con la Regione per 148mila euro. Terzo e ultimo progetto, la pubblicazione di un volume di Angelo DOrsi, "Il nostro Gramsci", 5800 euro. Lelenco era molto più lungo, ma vi è stata messa una croce sopra: dimenticati. Per prevenire lobiezione di chi potrebbe suggerire che piccole realtà come queste non possono più sopravvivere da sole, Anna Silvestro sfodera un sorriso e annuncia: «Ci abbiamo pensato, non creda. Fra qualche anno avremo lIsmel, listituto per la memoria del lavoro, dei diritti e dellimpresa: Gramsci, Istituto Salvemini, Fondazione Nocentini insieme.