Da qualche giorno la Rai è tornata a trasmettere il suo famoso 'Intervallo'. Ma le immagini dei monumenti e la musichetta si interrompono all'improvviso per lasciare spazio allo slogan: «Spegni la tv per due giorni, e ammira lo spettacolo dal vivo». È la campagna del Ministero per i Beni culturali per le Giornate Europee del Patrimonio di domani e domenica. Chi avrebbe scommesso che anche da un ente guidato da Sandro Bondi sarebbe potuto venire un messaggio tanto intelligente e anticonformista? La vera sfida, comunque, è declinare quell'invito su un piano profondo. Alla visione da lontano ('tele-visione') delle mostre o dei grandi musei concepiti come gallerie di capolavori ordinati, liftati e isolati può subentrare la visione ravvicinata ('dal vivo') di quel palinsesto, felicemente impuro e compromesso, del vecchio e del nuovo che segna ogni edificio e ogni contrada del nostro Paese e del Sud. Il quale Paese non è un museo diffuso, non è il 'Museo Italia': ma un organismo vivo, un ambiente culturale in cui la natura e l'arte sono tanto cementate dalla storia da non potersi salvare l'una senza l'altra. Così si potrà riscoprire la differenza tra l'arte contemporanea, che nasce per il museo e per le mostre, e l'arte del passato, che è nata nelle chiese, nelle piazze, nei palazzi e nelle campagne. Tra un'arte che serve a se stessa, e un'arte che serviva alla vita morale, intellettuale, religiosa, politica, economica di una comunità, di una famiglia o di un individuo: e che può e deve tornare a farlo, seppure in modi e forme diversi. A proposito, domani, oltre a spegnersi la televisione, potrebbe spegnersi anche il Madre. Che ci sia un profondo nesso simbolico?