L'antica città venne rasa al suolo da un terribile terremoto; la nuova venne ricostruita sul colle della «Calandra» Il palazzo bruno di belmonte, sede del Municipio di ispica Più di uno gli accessi per Ispica, ricostruita sul colle della Calandra dopo il terribile terremoto che rase al suolo l'antica Spaccaforno: attraverso i tornanti della Barriera ed il territorio offre un interesse archeologico, ricade nella parte terminale di Cava d'Ispica dove esisteva Spaccaforno. L'interesse archeologico da qualche settimana a questa parte si è arricchito di nuove scoperte, le incisioni sul costone roccioso che interessa il convento e la chiesa di Santa Maria di Gesù; attraverso la rotonda di via Brescia per arrivare subito in piazza Santa Maria Maggiore, monumento nazionale per gli affreschi di Olivio Sozzi; attraverso la strada statale 115, provenienti da Modica, per ammirare una stupenda visione panoramica della città, con in testa Palazzo Bruno di Belmonte, sede municipale. I recenti scavi archeologici nella zona del «Vignale di San Giovanni» ed i restauri delle chiese, hanno fatto diventare Ispica una meta obbligatoria per gli amanti dell'archeologia, dell'arte, delle bellezze paesaggistiche senza contare la fascia costiera di Santa Maria del Focallo, di Diriga, di Punta Castellazzo quest'ultima anche zona archeologica, l'oasi di Pantano Longarini, famoso per la «passa» degli uccelli. L'impatto con la zona archeologica per chi sceglie l'accesso alla città attraverso i tornanti della Barriera è immediato, il visitatore può subito ammirare l'antica chiesta rupestre di San Giovanni, assieme ad un piccolo sepolcreto di epoca bizantina, venuto alla luce durante i lavori di recupero e restauro della chiesetta. Tutto da ammirare l'antico mulino ad acqua «Tre ladri». Si diceva all'inizio delle nuove scoperte archeologiche o presunte tali, le incisioni sulla roccia. Le incisioni, sia pure rudimentali, almeno nell'apparenza, emanano un fascino indescrivibile. La più importante scoperta un volto di Cristo, un volto maschile enigmatico incorniciato da una benda, con capelli visibilmente fluenti e folta barba, oltre ad un grande masso in cui sono scolpite diversi volti umani che nell'insieme parrebbero riprodurre un unico grandissimo volto. Tutto da scoprire. C'è chi sostiene che l'autore di queste stupende incisioni possa essere uno dei proprietari della zona interessata, Francesco Corallo, recentemente scomparso. In una sua abitazione si trovano le stesse incisioni della roccia riprodotte in sculture lignei. Attraverso i tornanti si arriva al Parco Forza, un sito archeologico abitato sin dalla preistoria, nel medioevo ospitò un castello, della famiglia Stetella signori di Spaccaforno. Il turista può ammirare i resti dell'antica chiesa dell'Annunziata, i resti del Palazzo marchionale, il famoso «Centoscale» incavato nella roccia, una grande grotta trasformata in una stalla identificata come la «Scuderia». Una grotta, etichettata come Antiquarium, conserva reperti che provano la presenza del sito nell'Età del Bronzo. Nel fondo valle la chiesetta di Santa Maria della Cava, incavata nella roccia, con i suoi bellissimi affreschi di epoca mediovale, raffigurano il Cristo alla Colonna tra gli apostoli e la Madonna col Bambino. Nella parte del centro abitato da visitare la chiesa ed il convento di Santa Maria di Gesù, il santuario della Madonna del Carmelo, Patrona Civitatis vi viene custodito un prezioso pulpito ligneo e la pala della Madonna del Carmelo del palermitano Bagnasco. La chiesa Sant'Antonio Abate custodisce due preziose tele raffiguranti gli apostoli Piero e Paolo. Attraverso il corso Vittorio Emanuele si arriva alla basilica dell'Annunziata, opera del capomastro Carlo Di Gregorio. L'interno della basilica è impreziosito da pregevoli stucchi di Ganforma, tutti da ammirare assieme ad una tavola dell'Annunciazione. Chi ama accedere in città attraverso la Statale 115, il primo impatto da non dimenticare quello con palazzo Bruno di Belmonte, un fulgido esempio siciliano del liberty, opera dell'architetto palermitano Ernesto Basile. Scendendo attraverso il corso Umberto si arriva nelle piazze principali, in questi mesi oggetto di intervento di manutenzione straordinaria. Può essere ammirata la Chiesa Madre, dedicata a San Bartolomeo Apostolo, Compatrono della città. La chiesa ospita il monumento funebre di don Giovanni Statela, un antico crocifisso ligneo, una tela raffigurante il martire San Bartolomeo Apostolo. Chi accede in città attraverso la rotonda della via Brescia e la via Settembre si imbatte subito nella basilica di Santa Maria Maggiore, monumento nazionale per gli affreschi di Olivio Sozzi., il pittore che dorme fra gli angioli nella casa della cera votiva della stessa basilica. Ospita anche alcune tele di Vito D'Anna. La piazza antistante la basilica è delimitata dall'artistico loggiato, unico, opera dell'architetto Vincenzo Sinatra. 28092010