Se nel 1938 fosse stata sottoposta a referendum popolare la nuova stazione di Michelacci, oggi Firenze avrebbe una stazione in stile assiro-babilonese come quella di Milano o forse, visto che siamo a Firenze, in stile rinascimentale brunelleschiano. Per fortuna - fortuna della storia dell'arte, naturalmente, non vorrei essere frainteso - nel 1938 c'era un regime autoritario. Il fascio di Firenze era in mano a Alessandro Pavolini, che era un intellettuale modernista e quindi la stazione di Michelacci è stata costruita. Il paragone, a mio giudizio, calza a pennello per quanto riguarda la pensilina di Arata Isozaki. Non c'è dubbio che un eventuale giudizio popolare potrebbe sortire risultati nettamente negativi nei confronti di questo segno imperioso di modernità. Ma se c'è un settore che non può essere sottoposto ai criteri della democrazia, questo è quello dell'estetica. In realtà la questione della pensilina ha un profilo assai più concreto. Il profilo è quello, o e banale, delle obbligazioni giuridiche, è stato bandito nel 1999 un regolare concorso con un'autorevole commissione costituita dai soprintendenti fiorentini - c'ero anch'io tra gli altri - dal sindaco, da due assessori, quello all'urbanistica e quello alla cultura, dal direttore generale del Ministero. Questa commissione ha espresso a maggioranza un parere favorevole al progetto di Isozaki. In verità io avevo votato a favore del progetto di Gregotti perché mi sembrava più "tradizionalista", forse più adatto al tessuto urbanistico di quella parte di Firenze, ma questo non ha alcuna importanza. C'era una commissione nella pienezza dei suoi poteri, quella commissione ha fatto una scelta e a quella scelta era giusto attenersi. Ci sono state poi le polemiche che conosciamo e, come spesso succede quando si accendono derive di questo tipo, l'operazione Isozaki ha acquistato una valenza politica. Per cui oggi, paradossalmente, volere la pensilina significa fare un'opzione di sinistra, non volerla significa aderire a posizioni di destra. Non ci potrebbe essere nulla di più grottesco di un'impostazione del problema di questo tipo. In conclusione, che cosa dovrebbe suggerire il buon senso e il rispetto degli accordi? Il ministro Urbani in occasioni pubbliche ha detto, citando una famosa e ben conosciuta formula latina, "parta sunt servanda". Se io fossi il ministro Giuliano Urbani direi in modo molto semplice e molto chiaro: a me la pensilina di Arata Isozaki non piace. Sono un ministro delia Repubblica ma sono anche un cittadino che può avere legittimamente delle idee estetiche personali. Però come ministro della Repubblica ho controllato le carte, ho verificato le procedure, ho preso atto che il concorso è stato regolarmente espletato, che i miei funzionali si sono comportati secondo le norme e le procedure, quindi, a questo punto, io proclamo la mia terzìetà di ministro e lascio che questa operazione venga conclusa, anche se ripeto che non mi piace. Ecco, questa è una posizione che io apprezzerei, perché è quella che il buon senso, la tradizione e il rispetto delle regole rendono in qualche modo necessaria. sovrintendente polo museale toscano
Uffizi, diritti e doveri di un ministro
Il testo discute la pensilina di Arata Isozaki a Firenze, costruita nel 1999. Il suo autore, Isozaki, è stato scelto da una commissione composta da funzionari e esperti, che ha espresso un parere favorevole al progetto. Tuttavia, il testo sostiene che la scelta non è stata oggettiva, ma è stata influenzata da fattori politici. Il ministro della Repubblica, Giuliano Urbani, ha espresso la sua disapprovazione per la pensilina, ma ha anche riconosciuto la regolarità del concorso e le procedure seguite. Il testo conclude che la posizione del ministro è quella giusta, poiché è basata sul rispetto delle regole e della tradizione.
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