Palma di Montechiaro. Mentre si sta tentando di salvare dalla rovina l'oratorio del SS Rosario, grazie all'intervento del governatore dell'antica omonima Confraternita Antonino Amico, per il recupero degli altri monumenti del patrimonio architettonico e artistico, che versano in uno stato di degrado pietoso, rimane il più assoluto immobilismo anche per il colpevole disinteresse della Curia arcivescovile di Agrigento che purtroppo non ha mai mosso un dito per dare dignità e decoro alle chiese e ai conventi facenti parte del patrimonio ecclesiastico. Il caso più emblematico della negligenza delle autorità ecclesiastiche ed anche della soprintendenza, è rappresentato dalla chiesa di Santa Rosalia, posta ai piedi della scalinata della Chiesa Madre nella omonima piazza e nel cui frontale rimane ancora fortunatamente scolpito in pietra un Gattopardo rampante, emblema dei Tomasi. La chiesa, seppur non più luogo di culto, è transennata da oltre tre anni, da quando cioè si verificò il parziale crollo dell'artistico cornicione e nessuno è riuscito a fare finanziare i lavori di sistemazione e di restauro. A ciò bisogna aggiungere le precarie condizioni della facciata barocca della Chiesa Madre, all'interno della quale diverse pale e tele sono in gravi condizioni di abbandono, con l'aggiunta della pala opera del pittore Raffaele Manzelli, staccatasi dal soffitto e non ancor rimessa al suo posto originario. Nella chiesa del Purgatorio diversi affreschi presentano tracce di umidità, così come i bozzetti della chiesa del Monastero delle suore benedettine di clausura, raffiguranti le stazioni della Via crucis. La chiesa di Sant'Angelo presenta gravi problemi strutturali, così come il Collegio di Maria nella cui chiesa, dove è crollato oltre tre anni fa il cornicione, i lavori di somma urgenza, seppur finanziati dall'Assessorato regionale dei Lavori pubblici, dal Genio civile ancora non sono stati appaltati per fare anche liberare dalle transenne la sottostante via Amendola, chiusa al traffico veicolare. f. B. 25092010