Favignana. In occasione delle «Giornate Europee del Patrimonio», in programma oggi e domani, l'ex Stabilimento Florio di Favignana torna all'attenzione. Infatti l'assessorato Regionale e la soprintendenza per i Beni Culturali presentano al pubblico due importanti reperti archeologici che sono stati ritrovati nel mare delle isole Egadi. Si tratta del rostro in bronzo recuperato qualche settimana fa e di un elmo bronzeo probabilmente appartenuto ad un milite romano. Entrambi i reperti sono stati rinvenuti tra le acque a Nord Ovest di Levanzo e sono riconducibili alla battaglia delle Egadi vinta dai Romani il 10 marzo 241 a.C. «Il rostro bronzeo recuperato nel corso delle ultime campagne di ricerca condotte grazie alla collaborazione tra la RPM Nautical Foundation e la soprintendenza del Mare della Regione, diretta da Sebastiano Tusa con il coordinamento tecnico-scientifico di Jeff Royal e Stefano Zangara - ha spiegato Tusa - conferma definitivamente che la battaglia delle Egadi combattuta il 10 marzo del 241 a. C. avvenne a qualche miglio a nord-ovest di Levanzo». Il rostro si presenta in perfette condizioni essendo stato trovato adagiato in posizione laterale e semisepolto su un fondale sabbioso a circa 80 m di profondità. «Il recupero è stato effettuato tramite Rov utilizzando le più moderne metodologie e tecniche della moderna ricerca archeologica subacquea». Si tratta del terzo rostro trovato nella zona: il primo era stato recuperato a Trapani grazie ad un'azione investigativa coordinata della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma nel 2004 dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Il secondo è stato recuperato nella medesima area ove è stato rinvenuto il terzo nel corso delle ricerche condotte dallo stesso gruppo di ricerca. E' più piccolo ed in cattive condizioni poiché visibilmente alterato dai colpi subiti nel corso del combattimento. «Il terzo rostro recuperato - spiega Tusa - è formato da un pezzo unitariamente fuso in bronzo che si andava ad inserire, coprendola, sull'intersezione delle porzioni terminali in legno del dritto di prua, della chiglia e delle cinte laterali. Era agganciato alla parte lignea dello scafo mediante numerosi chiodi di cui si trova ancora traccia sul suo bordo. Se tutta la struttura del rostro era laminare e costituiva una sorta di fodera alle parti lignee dello scafo diversa era la porzione antistante per la sua possanza e robustezza. Essa è, infatti costituita da un possente fendente verticale rafforzato da ben tre fendenti laminari orizzontali. Questa era lo strumento micidiale che veniva scagliato con forza sulle fiancate delle navi nemiche per determinarne il rapido affondamento grazie alle falle che generava». Tusa ha spiegato anche che «l'arcuatura della porzione superiore è stata interpretata nella descrizione dell'unico rostro adeguatamente studiato ed edito finora : quello di Athlit, come funzionale ad agevolare lo sganciamento della nave attaccante dopo lo scontro con la nave colpita». I tre rostri risalenti quindi alla battaglia delle Egadi possiedono confronti con un altro scoperto dalla soprintendenza del Mare presso Capo Rasocolmo (Messina) molto simile a quello scoperto nel 1980 nella acque di Athlit (a Sud di Haifa). «Quest'ultimo, di fattura probabilmente cipriota, presenta segni simbolici, tra cui l'aquila, che permettono di riferirlo ai re egiziani della dinastia ellenistica dei Tolemaidi. Pertanto il rostro di Athlit è stato datato alla prima metà del II sec. a.C.» «La grande fortuna e l'importanza del rostro a tridente nell'antichità greco-romana - ha concluso Tusa - ci è ulteriormente rappresentata dalla rilevanza che questo oggetto ebbe nell'aspetto cerimoniale connesso alla celebrazione dei fasti bellici. Era uso corrente ornare di rostri le colonne celebrative e porle nei luoghi più rilevanti delle antiche città». r. t. 25092010