Manca il sapere scientifico Musei per una notte (come accadrà oggi, nella kermesse dei ricercatori), bianca, rosa, gialla, nera, che ormai non se ne può più. O anche musei per qualche giorno, con le Giornate del Patrimonio, un po' dure da celebrare se si è convinti che i luoghi della cultura sarebbero fatti per vivere di luce propria durante tutto l'anno. Non è facile, dopo l'allarme sul futuro di MAMbo lanciato l'altro ieri dal presidente Sassoli, ragionare di musei e politica culturale senza usare la penna della preoccupazione e della piena emergenza. La nave barcolla paurosamente, gli strumenti di bordo segnano bufera stabile', e si tenta di procedere a vista. Verso dove, boh? Se poi nello scafo si aprono altre falle, meglio non farci tanto caso. Diamoci da fare per svuotare l'acqua della stiva e tiriamo avanti. Alla riparazione provvederemo una volta in porto. Che è il peggiore degli errori. Perché l'emergenza, lo stato di crisi, ha anche questo di pericoloso, che induce a occuparsi del momento e a sospendere lo sguardo in prospettiva, dimenticando che senza quest'ultima gli interventi immediati valgono come cerotti pronti a staccarsi alla prima ondata. La cultura di una città è una rete di conoscenza, di socialità, di servizi, di investimenti: o tutti i nodi tengono, o tutta la rete si sfila e si sfonda. La falla aperta nel disinteresse generale, e non da oggi dato che, chissà perché, quando qui diciamo cultura pensiamo solo agli artisti, agli scrittori, ai musicisti e al cinema si chiama sapere scientifico. E' un pezzo che manca, ignorato più che trascurato, alimentato per quel che si può dal festival annuale La scienza in piazza' della Fondazione Marino Golinelli, e per il resto confinato nell'idea decrepita che per l'affermazione di Bologna ci siano molte cose che contano pi dello scheletro di un tirannosauro o delle apparecchiature usate da Augusto Righi per i suoi esperimenti. Il discorso non si esaurisce nello SMA, il Sistema Museale d'Ateneo dell'Alma Mater, abbonato alla vita grama. Ma prima, andrebbe ricordato ai distratti, che dire scienza, a Bologna, non significa solo rievocare una tradizione assolutamente degna di stare alla pari con quella dei Carducci e dei Pascoli. La scienza, qui, è l'innovazione tipica delle nostre piccole e medie aziende; è il cavo contenente ben 312 fibre ottiche che, per le sue dimensioni, una volta ultimata la rete MAN a cui lavora la società Lepida, consentirà i collegamenti degli uffici centrali del Comune con i quartieri, le biblioteche, le scuole e persino con le centraline che regolano gli accessi al centro storico. E scienza è Marconi che è là a Villa Griffone, un mausoleo, una casa e dei campi entrati nella leggenda, ma allo stesso tempo un centro studi e una sede di seminari e di convegni d'alto rango. Possibile che tutto ci ricada sulla città, sulla sua consapevolezza, sul suo senso di sè, unicamente in occasione degli anniversari del nostro inventore, e sempre e soltanto come un'eco di tamburi lontani? Ancora una volta, torna in scena il rapporto assente tra città e università. Non è una lacuna nuova neanche questa, ma è due volte imperdonabile perché tra Palazzo Poggi e i musei dell'ateneo si distilla tutto il succo della Bologna della scienza. I musei universitari, a cui va aggiunto quello civico del Patrimonio Industriale, nell'abbattersi dei tagli ai bilanci, si aggrappano all'impegno di alcuni docenti, al volontariato, alla vecchia convinzione che le visite delle scolaresche bastino a garantire la missione della divulgazione scientifica. Non è così, e anche a Palazzo d'Accursio qualcuno potrebbe capire. Dietro al museo scientifico universitario c'è un dipartimento, o una cattedra d'eccellenza, di chimica, di fisica, di scienze naturali. C'è la famosa ricerca. E perché dovremmo continuare senza che quei musei parlino alle imprese, ai turisti, al tessuto economico, al territorio? Ma è ben vero. La miseria può rendere spreconi e fifoni. Hai un tesoro nelle mani e temi, per inedia, che il tavolo malfermo su cui potresti esibirlo non regga. O, meglio, che tenga solo per una notte.
Bologna. Musei, una nave nella burrasca
Il testo discute la mancanza di attenzione verso la cultura e la scienza a Bologna. Il sistema museale dell'Alma Mater, che comprende musei per la scienza e la tecnologia, è stato colpito da tagli ai bilanci e non riceve sufficiente attenzione. La cultura di una città è una rete di conoscenza e servizi, e la mancanza di attenzione verso la scienza e la cultura può portare a una perdita di investimenti e di sviluppo economico. Il testo richiama l'importanza di ricordare che la scienza a Bologna è anche l'innovazione delle piccole e medie aziende e che i musei universitari dovrebbero parlare alle imprese, ai turisti e al tessuto economico.
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Bene culturale
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