Ci accusano di essere un contenitore, ma il nostro è un festival accessibile a tutti per i prezzi popolari e la trasversalità delle proposte Micheli, bilancio e progetti futuri: "Potremmo essere la colonna sonora dellExpo" MiTo si conferma il festival dei grandi numeri. Chiuso il sipario sulla quarta edizione, i conti son presto fatti. In 22 giorni di programmazione per 261 eventi, solo a Milano gli spettatori sono stati 96.345, a cui si aggiungono i 36 mila del Fringe. Francesco Micheli, presidente di MiTo, questanno sembra andata addirittura meglio del 2009. «Non me laspettavo nemmeno io. Una vera esplosione. Con un dato che mi entusiasma più di altri: MiTo svolge una funzione di apostolato presso il pubblico. I prezzi bassi, lagilità della comunicazione, lapertura alle nuove tecnologie portano nuovi spettatori alla musica. Le faccio un esempio: il concerto di Pollini in Conservatorio. Lui stesso se ne è accorto per primo, cera un pubblico con lentusiasmo dei neofiti, caldissimo. Per dirla con una battuta, la forza di MiTo è smitizzare una certa sacralità vetusta. È un festival accessibile a tutti». Forse anche troppo. Secondo alcuni MiTo ha il limite di essere un contenitore senza una linea artistica precisa. «Non sono daccordo. MiTo funziona perché invita il pubblico allinterattività. Di fronte a tante proposte ciascuno si costruisce il suo percorso. Avere limbarazzo della scelta mi pare positivo». Questanno i finanziamenti pubblici sono scesi da 3 milioni a 2.750.000. Rispetto ad altre manifestazioni ridotte anche del 50 non è poi un taglio così ingente. Si sente un favorito? «Tuttaltro. MiTo è stato valutato per quel che offre e produce per la città, anche in termini di indotto». Non le sembra che, mentre altre realtà culturali arrancano, MiTo goda di un trattamento speciale? «Al contrario. Le istituzioni che lei cita, anche quelle che non ci amano, noi le coinvolgiamo, le facciamo lavorare e quindi le favoriamo. Non con spirito di elargizione, ma di collaborazione. Non siamo unorchestra in competizione con altre orchestre, siamo un festival che in pochi anni si è fatto conoscere nel mondo. E che, stando al sondaggio di Mannheimer, gode di grande popolarità presso i milanesi. Un dato su tutti: il 45 dei milanesi sa che cosè MiTo, anche se non lha mai frequentato». Facile quando si può investire molto nella comunicazione. «Abbiamo speso tanto il primo anno, perché dovevamo far sapere della nostra esistenza. Questanno su Milano, Torino e su tutto il territorio nazionale abbiamo speso 800.000 euro». Gli eventi meglio riusciti di questa edizione? «Difficile dirlo. Potrei citarle l"African Day" allElfo con musicisti di Tunisia, Nigeria e Algeria, ma anche la Messa in si minore di Bach in San Marco: straordinaria. E poi la parata dei Giannizzeri, davvero emozionante». A questo proposito, il focus dedicato alla Turchia ha creato qualche malumore politico ma è stato molto gradito dal pubblico. Per lanno prossimo ha già in mente un altro paese? «Stiamo pensando a un focus sullanniversario dellUnità dItalia. Il 2011 poi sarà anche il bicentenario della nascita di Liszt». Francesca Colombo, coordinatore artistico e segretario generale di MiTo, è stata nominata sovrintendente al Maggio Fiorentino. Che cosa ne sarà del suo incarico? «Li terrà entrambi, ha dimostrato di farcela benissimo». Nessuna incompatibilità? «E perché? È bravissima, una vera macchina da guerra. Anzi questo doppio incarico potrebbe produrre sinergie interessanti». Guardando al 2015, come si colloca MiTo nella galassia Expo? «Non si colloca. Farà la sua edizione a settembre e poi, se lidea piace, potrebbe occuparsi della colonna sonora dei sei mesi dellExpo».