L'urbanista interpellato da «Bologna al Centro» Assente a Bologna dal 1963, il tram su rotaia può diventare il mezzo di trasporto del futuro. Scelta vintage ma efficace: andrebbe anche a braccetto con un robusto piano di pedonalizzazioni. Ne sono convinti l'urbanista Pierluigi Cervellati e l'ingegnere Andrea Maurizzi, che hanno elaborato alcuni scenari sui trasporti bolognesi, interpellati dagli ex popolari di Bologna al Centro Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani. «Il traffico è la cartina di tornasole del tracollo urbanistico della città», esordisce Cervellati. L'architetto sogna tre isole pedonali nel centro storico: piazza Ravegnana (sotto le Due Torri), piazza San Francesco e via Zamboni. «Le Due Torri sono il cuore di Bologna, è un segno di incultura che siano diventate uno spartitraffico». Un'idea in linea con quella di Carla Di Francesco, soprintendente regionale per i Beni culturali e paesaggistici. Mentre il presidente di Atc, Francesco Sutti delega alla politica la scelta se chiudere al traffico la zona: «Quella della soprintendente è un'opinione, spetta alle istituzioni decidere». Cervellati non si ferma qui: «Via Zamboni è la strada della cultura. Sarebbe bello percorrerla a piedi. Idem piazza san Francesco, splendida la domenica mattina». Piazza Scaravilli, invece, davanti alla facoltà di Economia, «può diventare una biblioteca coperta, una sala di lettura per gli studenti». Come ci si sposta in una Bologna pedonalizzata? L'ingegner Maurizzi è convinto che il mezzo più «in», al momento, sia il tram. «Basta vedere quello che hanno fatto a Strasburgo, Montpellier e Bilbao. Il tram è l'ideale per i turisti». Il percorso del mezzo, su rotaia e in superficie, è ancora da definire. Maurizzi lo immagina ricalcato sul tracciato già concepito per il Civis: lungo la via Emilia, da San Lazzaro a Borgo Panigale, con un'asse in direzione Corticella e due linee suburbane: verso Trebbo di Reno-Calderara e verso Cadriano-Granarolo. Il mezzo potrebbe inoltre allacciarsi alle fermate del servizio ferroviario metropolitano lungo un percorso costellato di semafori intelligenti. «Il costo dell'opera, spiega Cervellati, sarebbe infinitamente inferiore al metrò». Per realizzarlo, gli fa eco Rambaldi, «si potrebbe trovare un'intesa con il governo e utilizzare anche una parte dei fondi previsti per la metropolitana». Insomma, sarebbe anche un modo per trattenere a Bologna almeno una parte dei 267 milioni di euro già stanziati dal Cipe per il metrò: progetto che sembra ormai tramontato a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità. Il tram sostituirebbe inoltre sia il metrò che il People Mover. E il Civis? «L'importante è che non passi sotto le Due Torri», conclude Giuliani.