ROMA - Johann H.W. Tischbein realizzò nel 1787 il ritratto che ha fissato e trasmesso l'immagine di Goethe attraverso le generazioni. Il padre della cultura tedesca, avvolto da un mantello bianco, cappello a larghe falde sul capo, contempla la campagna romana adagiato fra nobili rovine. Bene. Pensate allo stesso quadro, ma con l'autore del Faust che brandisce un telefonino e che appoggia il gomito sullo schermo di un computer, anziché su un antico blocco di travertino. Il gioco, effettivamente creato da un bravo illustratore, riproduce bene lo spirito della settimana della cultura tedesca che da oggi al 3 ottobre vedrà oltre cento eventi in tutte le regioni italiane. Dai grandi film dell'espressionismo tedesco ( Nosferatu di Murnau e Vampyr di Dreyer) alla nuova opera di Margarethe von Trotta (quest'ultima stasera alle 20 al Goethe-Institut di Roma), Die andere Frau ( L'altra donna ), un rapporto di coppia sotto l'ombra della Stasi, la polizia politica della defunta Germania comunista. Dalla musica della scena pop di Berlino al confronto fra musica medioevale tedesca, ebraica, spagnola e orientale. Dalle riflessioni sul pensiero di Herder all'incontro con scrittori nati dalla nuova Germania, calamita di migrazioni, come l'autrice di origine turca Emine Ozdamar. Dice Michael H. Gerdts, da luglio ambasciatore della Repubblica Federale a Roma: «Vogliamo mostrare quanto la scena culturale nel nostro Paese sia varia, colorata e ricca di tensioni. Mostreremo che cosa succede da noi nel campo delle arti, in senso ampio». In questo concetto largo e non mummificato di cultura rientrano anche le creazioni della moda (non soltanto i mostri sacri Jil Sander, Joop e Hugo Boss, ma anche giovani stilisti anticonvenzionali di Berlino), la nuova editoria per bambini e l'invettiva di Wolf Biermann, poeta e cantante il cui spirito non si è arreso né alla dittatura dell'Est né a quella degli anni (Verona, oggi). Questa settimana, questa "Kulturwoche", è stata organizzata da tutte le realtà culturali tedesche in Italia. Che sono tantissime. «Con nessun Paese abbiamo rapporti così profondi ed estesi come con l'Italia, sono rapporti culturali superlativi», dice l'ambasciatore Gerdts, che enumera: ben sette sedi del Goethe-Institut, l'Istituto Archeologico Tedesco (dal 1829), l'Istituto Storico Tedesco (1888), tre scuole tedesche (la più antica ha un secolo e mezzo), l'Accademia di Villa Massimo a Roma, Villa Romana a Firenze e oltre trenta associazioni culturali italo-tedesche private. E la Biblioteca Hertziana, una grande istituzione nel campo della storia dell'arte. Soltanto da pochi anni la Germania si è dotata di un ministro con funzioni di raccordo in campo culturale. Perché la cultura (e soprattutto l'istruzione) sono rigorosamente «un affare dei Laender», le potenti regioni-stato. Gerdts spiega: «Il decentramento della politica culturale è un importante elemento del federalismo tedesco. Non c'è "una" politica culturale. La forza creatrice dell'arte e della cultura si esplica attraverso la molteplicità». Chi, in Italia, sta ridisegnando lo Stato in senso federativo potrebbe prendere qualche idea dal modello tedesco. E magari fare un salto a una delle iniziative della "Kulturwoche".
La "Kulturwoche" invade il Belpaese
La Germania celebra la "Kulturwoche" (Settimana della cultura) in Italia, con oltre cento eventi in tutte le regioni. L'evento è organizzato da tutte le realtà culturali tedesche in Italia, con un focus sulla varietà e ricchezza della cultura tedesca. L'ambasciatore Michael H. Gerdts sottolinea la profondità e estensione dei rapporti culturali tra Germania e Italia, con sette sedi del Goethe-Institut, oltre trenta associazioni culturali private e una grande istituzione come la Biblioteca Hertziana. L'evento include eventi come mostre d'arte, concerti, spettacoli teatrali e conferenze, che mostrano la diversità e la ricchezza della cultura tedesca.
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