Muro del sindacato, scatta l'occupazione l'assemblea dei dipendenti del teatro: no a cassa integrazione e contratti di solidarietà francesco margiocco «Non ho mai lavorato così tanto in vita mia». Nicola Lo Gerfo è stanco, ma più che mai agguerrito. In una saletta sotterranea dell'Hotel Plaza, davanti ai microfoni e alle telecamere, il contrabbassista del Carlo Felice, leader del potente sindacato autonomo Fials-Cisal, che da settimane domina la protesta a teatro, annuncia quella che definisce «una scelta drammatica, ma inevitabile».â?? Con un maggioranza di 204 voti - 11 contrari, 5 astenuti - i lavoratori dell'ente lirico genovese hanno deciso di riunirsi in "assemblea permanente". In altri termini, di occupare il teatro. «Vogliamo occuparlo per garantirne il funzionamento - spiega Lo Gerfo - aprendolo alla città con concerti gratuiti. Contro il volere di chi, invece, vorrebbe chiuderlo». Il riferimento è al consiglio d'amministrazione presieduto da Marta Vincenzi e colpevole, dice Lo Gerfo, di avere creato «fortissima tensione e profondo disagio nei lavoratori». Compromettendo «l'immagine del teatro e della stessa città a livello, perlomeno, nazionale». L'annunciata occupazione coglie di sorpresa i vertici della fondazione lirica. E per una volta trova pienamente d'accordo i suoi principali azionisti: Sandro Bondi e Marta Vincenzi. In un breve comunicato stampa, il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, definisce «irresponsabile» la forma di protesta decisa ieri dai lavoratori del Carlo Felice. E si augura che sia «accettata quanto prima la proposta formulata dai vertici: utilizzare tutti gli strumenti consentiti dalle leggi sul lavoro per arrivare a un rapido risanamento di questa importante istituzione culturale nazionale». Il sindaco di Genova, con un suo comunicato, fa sapere che «condivide l'appello alla responsabilità» e che «per risolvere l'attuale situazione non vi è alcuna alternativa a quanto formulato dal consiglio d'amministrazione». La proposta del consiglio d'amministrazione, formulata lunedì e approvata all'unanimità, è chiara. La riassumono, in una lettera inviata ieri sera a tutte le organizzazioni sindacali, Giovanni Pacor e Renzo Fossati. Il sovrintendente e il direttore di staff del Carlo Felice chiedono «il ricorso alla cassa integrazione in deroga a rotazione per un periodo di 4 mesi onde consentire la realizzazione delle attività della residua programmazione 2010». La risposta dei sindacati è altrettanto chiara: tutti, eccetto la Cgil, sono contrari. Tutti poi, Cgil compresa, chiedono al consiglio d'amministrazione «quello che finora non abbiamo visto, ovvero - spiega Francesco Baldini, impiegato del Carlo Felice e delegato della Cgil - un piano di rilancio del teatro credibile e con le necessarie coperture finanziarie». Settimana scorsa, Giovanni Pacor ha presentato la sua bozza di piano per il 2011 e il 2012. Bozza che però, per ammissione dello stesso sovrintendente, prevede «un disavanzo di circa 4 milioni nel 2011 e di meno di 2 milioni nel 2012». Dovuti al fatto che «i soli ricavi - scrive Pacor nell'introduzione al suo piano - non basterebbero nemmeno a coprire i costi fissi del personale». «Chi coprirà quei costi? Su questo per ora - dice Baldini - il consiglio d'amministrazione tace». Ieri sera, per la verità, la nota stampa di Palazzo Tursi scriveva che un piano «è stato predisposto». Ma quale? Il "piano Pacor", o una sua nuova versione con le "necessarie coperture finanziarie" e ancora sconosciuta ai lavoratori? Marta Vincenzi non commenta, e si limita alle poche righe di comunicato: «il sindaco informa che è stato predisposto il piano di rilancio del Carlo Felice». «Se ci presentano qualcosa di serio, bene. Rivedremo le nostre posizioni. Ma questo consiglio d'amministrazione - sottolinea Baldini - ha avuto quattro mesi per presentare un progetto serio. Non c'è riuscito. Dubito che ci riesca in pochi giorni». Il termine è il 30 settembre. È stata la stessa Vincenzi a dichiarare, lunedì, che «dobbiamo concludere assolutamente entro settembre». Perché, «ogni giorno che passa perdiamo 45mila euro». Nella loro lettera, Pacor e Fossati affermano di voler rilanciare il teatro senza ricorrere a licenziamenti, e chiedono «alle organizzazioni sindacali di indire un referendum col quale tutti, una volta informati, possano scegliere» tra la cassa integrazione a rotazione per quattro mesi, o «qualche altra forma di ammortizzatore sociale». «Non ci saranno né cassa integrazione, né referendum», tuona Marco Raffo, rappresentante regionale del sindacato autonomo Libersind. «Questo consiglio d'amministrazione, secondo me, ha i giorni contati», gli fa eco Roberto Conti, segretario nazionale dello Snater. Se la profezia dovesse avverarsi, al Carlo Felice arriverebbe un nuovo commissario governativo. Con il compito di avviare, in caso di insolvenza, la procedura di liquidazione coatta amministrativa.
GENOVA. Carlo Felice, respinte tutte le proposte anti-crisi del cda. Il ministro Bondi: Un atto irresponsabile
I lavoratori del teatro Carlo Felice di Genova hanno deciso di occupare il teatro, con un maggioranza di 204 voti, per garantirne il funzionamento e aprire il teatro alla città con concerti gratuiti. La decisione è stata presa in risposta al volere del consiglio d'amministrazione, che ha creato tensione e disagio nei lavoratori con la proposta di utilizzare la cassa integrazione in deroga a rotazione per un periodo di 4 mesi. I sindacati hanno rifiutato la proposta e chiedono un piano di rilancio del teatro credibile e con le necessarie coperture finanziarie. Il sindaco di Genova e il ministro per i Beni culturali hanno espresso la loro disapprovazione per la forma di protesta decisa dai lavoratori.
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