Gli autonomi: "Occupiamo il teatro". Ma Bondi li gela: "Irresponsabili" Il ministro daccordo con il sindaco: "Quattro mesi a casa lunica soluzione" E se da un lato Bondi esprime il proprio "stupore", dallaltro auspica «che venga accettata quanto prima la proposta formulata dai vertici della Fondazione al tavolo sindacale, al fine di utilizzare tutti gli strumenti consentiti dalle leggi sul lavoro, per arrivare a un rapido risanamento di questa importante istituzione culturale nazionale». Bondi, che aveva avuto poco prima un colloquio telefonico con una preoccupatissima Marta Vincenzi, ha peraltro sollecitato alla Vincenzi il piano di rilancio del teatro «che gli deve ancora essere presentato». Lei, a strettissimo giro, cerca di tranquillizzare tutti, ministro in testa: «Il piano di rilancio è stato predisposto», scrive in una nota evitando dichiarazioni; e, richiamandosi ad un appello alla responsabilità, ricorda come non ci sia «alcuna alternativa a quella formulata dal Cda per risolvere lattuale situazione». Poco importa che, appena tre ore prima, i sindacalisti più duri, Nicola Lo Gerfo (Fials) e Roberto Conti (Snater) in testa, abbiano negato che il ministro avesse invitato ad accettare lipotesi di ammortizzatori sociali, peraltro respinti senza esitazioni, perché potrebbero costituire un precedente per tutta la categoria, ripetono insieme a Libersind e Uil; tanto più che il ministro non ne ha mai parlato. Ma è lo stesso Bondi, in qualche modo "scusato" anche se ci sono i tagli al Fus, a smentirli. E mentre le voci che si inseguono ipotizzano persino un clamoroso abbandono di Riccardo Garrone, uomo forte del Cda e tramite essenziale verso altri privati, ecco il colpo di scena dovuto alla costituzione concreta di un asse Bondi-Vincenzi che evidentemente, toglie allala dura del dissenso lalibi (o la speranza, anche politica) maggiore: che fosse il ministero a punire unamministrazione "incapace", riportando il tutto a consolanti scenari di un tempo che fu, quando da Roma arrivavano soldi e risposte. Non a caso, affermavano Conti e Lo Gerfo «non crediamo che questa situazione non abbia altre soluzioni». Ma così da Roma si dice. E mentre la Fistel-Cisl fa sapere che lipotesi più adeguata sarebbe quella dei contratti di solidarietà, mentre la Cgil chiede espressamente ai vertici del Teatro di imparare a tacere con i giornali, scegliendo prima il confronto con i sindacati, ecco che arriva una terza lettera: quella firmata dal sovrintendente Giovanni Pacor e dal direttore di staff Renzo Fossati, annunciata lunedì sera al termine del Cda e indirizzata a tutti i sindacati. In cui si ricorda come, di fronte ad una situazione drammatica, i lavoratori siano chiamati a esprimersi su un accordo che preveda la cassa integrazione in deroga per quattro mesi e la cancellazione per due anni dellintegrativo, quello che vale, va detto, il 25 dello stipendio stesso. Con la piena disponibilità, peraltro, «ad esaminare altri ammortizzatori sociali che possano ottenere i medesimi risultati e per eventuali approfondimenti», ma bisogna esprimersi, si legge, anche con un referendum, in maniera però di avere una risposta entro martedì 27 settembre. «Referendum? Non se ne parla proprio - ironizzava Lo Gerfo nel pomeriggio - Siamo noi che dovremmo chiederlo, non il vertice a prevederlo. E poi, qualcuno lha detto: tre potrebbero essere i quesiti, scegliere tra cassa integrazione, contratti i solidarietà o vaffa... e indovinate cosa vince».
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Il ministro del Lavoro, Giulio Bondi, ha espresso il suo stupore per la decisione dei sindacati di occupare il teatro, ma ha anche auspiciato che venga accettata la proposta dei vertici della Fondazione per utilizzare gli strumenti del lavoro per risolvere la situazione. Bondi ha anche chiesto al sindaco di Marta Vincenzi di presentare il piano di rilancio del teatro. Vincenzi ha affermato che il piano è stato predisposto e che non ci sono alternative alla proposta del Cda. I sindacalisti hanno negato che Bondi abbia invitato ad accettare ipotesi di ammortizzatori sociali, ma Bondi ha affermato di non aver parlato di questo.
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