Massimo Cacciari non ha dubbi: l'architettura e la cultura nel caso Isozaki hanno ceduto il passo alla politica. Anzi alla cattiva politica. Per il filosofo, deputato dal 76 all'83, sindaco di Venezia dal '93 al 2000, oggi deputato europeo e consigliere regionale, è ormai solo «la guerra volgare che un governo di destra sta facendo a una città guidata dal centrosinistra. La vicenda specifica del progetto lsozaki non c'entra nulla con i problemi generali relativi agli interventi architettonici e artistici: se ci fosse la volontà la questione si risolverebbe in due minuti». Difficile dargli torto ripensando alla famosa telefonata del ministro Urbani che annunciava informalmente allo stupefatto sindaco Domenici l'annullamento del progetto vincitore del concorso internazionale per la risistemazione dell'uscita degli Uffizi su piazza del Grano. E, prima, andranno rammentate le imboscate di Sgarbi quand'era sottosegretario ai beni culturali, così come l'uso strumentale che del progetto sta insistentemente facendo la destra nazionale e locale. In merito alla vicenda Isozaki il soprintendente Paolucci ha ribadito l'assoluta autonomia di giudizio e scelta operativa degli intellettuali in materia di cultura rispetto alle opinioni popolari... «I sondaggi che si dice siano stati fatti sulla bontà dell'intervento di Isozaki sono risibili: un'opera d'arte non può esser sottoposta a referendum. È però evidente che, quando il committente è pubblico, deve tener conto delle correnti fondamentali della sua opinione pubblica. Se fossi stato Lorenzo il Magnifico mai e poi mai avrei rifatto la Fenice dov'era e com'era, avrei cercato piuttosto di creare una nuova opera. Ma avevo di fronte una città che voleva la Fenice dov'era e com'era. È di volta in volta che bisogna decidere, è assurdo dire che è il popolo a valutare la qualità di un'opera, altrettanto lo è dire che sono gli intellettuali a stabilire per conto proprio che cosa fare». In che modo allora si può ripensare il passato visto che in Italia, a Firenze in particolare, gli interventi nel segno del contemporaneo sono destinati a suscitare ogni volta timori e risse? «È sempre stato così e continuerà ad esserlo. In Italia c'è un concentrato di passato di tale pregnanza e di tale prepotente presenza che è più difficile che negli Stati Uniti, dove ogni trenta o quarant'anni si rifanno le case, o in qualunque altro paese europeo. Ma è comunque un problema che si pone ogni volta e ovunque ci sia una concentrazione di passato di simile valenza: ogni intervento, ogni innovazione va ripensata alla luce di ciò che è stato. Anche se ci fosse chi vuole abbattere tutto oggi non gli sarebbe consentito. Brunelleschi ha traumatizzato i suoi contemporanei, Alberti buttava giù le chiese gotiche: questo non è più possibile. La mia esperienza è ricchissima da questo punto di vista: ricordo lavori interrotti o protratti per anni per scavi archeologici al profano del tutto indifferenti. Se un paese vive della propria memoria non si può stabilire "questo vale quest'altro no" se non con larga approssimazione. Dovrebbero essere il buonsenso, la pragmaticità, la capacità di relazione fra le autorità, Comune e Soprintendenze, fra Soprintendenze e Ministero, a dettar legge. Non ci possono essere regole astratte e universali». Qual è la sua opinione in merito alla vicenda Isozaki? «È una follia di Urbani che fa a pugni con ogni principio autonomistico e federalistico, una delle tante prepotenze dilettantesche e odiose di un governo di destra in guerra con una città di centrosinistra. Ma le due questioni, ripeto, sono scisse:a differenza dei secoli dal Cinquecento al Settecento oggi non è più possibile demolire nulla, questo ha degli aspetti a volte positivi a volte negativi. Ma il progetto Isozaki, ecco l'equivoco, non butta giù nulla, e se non si può più demolire si possono però fare delle cose nuove: questo sì che dovrebbe essere non solo possibile ma anche auspicabile».
Cacciari e il caso Isozaki "Una guerra a Firenze"
Massimo Cacciari, filosofo e politico, critica duramente il governo di destra per aver annullato il progetto Isozaki, un'opera architettonica per la risistemazione dell'uscita degli Uffizi su piazza del Grano a Firenze. Cacciari sostiene che l'annullamento è una "follia" e una "prepotenza" del ministro Urbani, che sta facendo a pugni con la cultura e la memoria della città. Il filosofo sostiene che l'opera non butta giù nulla, ma che si possono fare nuove cose, e che il governo dovrebbe avere la capacità di relazione fra le autorità e le istituzioni per decidere su progetti culturali.
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