Macchioni dopo aver chiuso la tintoria si è dedicato a "riscoprire" la forza idrica del Bisenzio. Ecco i suoi progetti Al lanificio Forti è stato riattivato l'impianto: da alcuni anni era sepolto VAIANO. Dal tessile all'energia. Aldo Macchioni nel 2003 ha chiuso la sua tintoria ed è entrato nel settore dell'energia pulita. «La vallata - spiega il presidente di Valbisenzio energia - da sempre ha sfruttato il corso del fiume per creare energia, anche nell'azienda di mio padre la corrente veniva prodotta dal Bisenzio, così ho pensato di riattivare le vecchie turbine idriche». Macchioni parla dell'ex lanificio Forti di Sopra. Una parte della vecchia fabbrica è stata presa in affitto per vent'anni e sarà il luogo della produzione di energia elettrica. «Abbiamo richiesto tutte le concessioni - spiega Macchioni - anche se i tempi sono stati molto lunghi, ora stiamo attivando una delle tre turbine sfruttando il vecchio margone che porta l'acqua dalla pescaia, entro la fine dell'anno saremo pronti». L'impianto produce 60 Kwh e per ora utilizzerà una sola delle tre turbine. «Nei progetti futuri - continua Macchioni - probabilmente sostituiremo una vecchia turbina con una nuova che garantisce una certa continuità produttiva». Gli antichi impianti, infatti, erano progettati per alimentare macchinari non elettronici, dove, quindi gli sbalzi di corrente non compromettevano il funzionamento. «Mi ricordo che quando ero piccolo - continua il presidente di Valbisenzio energia - esisteva, il collanista, che provvedeva in autunno a mantenere i filtri puliti per evitare che il meccanismo si inceppasse con le foglie e i detriti del fiume. In estate, invece, c'era il problema di una minore affluenza d'acque e quindi le turbine producevano meno elettricità». La vecchia turbina che sarà ripristinata era interrata all'interno dell'ex lanificio Forti di sopra, Macchioni l'ha riportata alla luce, insieme alle altre due, e ha ristrutturato la "stanza" in cui verrà convogliata l'acqua del fiume, che a sua volta farà girare le turbine che produrranno energia. L'acqua utilizzata viene poi incanalata in un pozzo originario del '900 e trasportata nelle gore vicine. «Per ora la mia produzione è sotto i 100 Kwh - spiega Macchionni - quindi non mi serve una cabina elettrica per trasformarla in alta tensione, tuttavia se un giorno decidessi di potenziare la produzione posso riutilizzare quella originaria, dove ci sono ancora i pannelli elettrici in marmo». Nella vecchia fabbrica sono custodite anche una caldaia Cornovaglia e una ciminiera in mattoni che diventeranno parte integrante di un piccolo museo di archeologia industriale. Tra gli altri progetti di Macchioni anche la riattivazione di due impianti. «Nel frattempo - spiega - ho stipulato una convenzione con il Comune di Vaiano per la produzione di energia nell'ecoparco, tramite un impianto mini eolico».