Il direttore dei Musei vaticani racconta cosa si cela nel fascino dei simulacri di principi e duchi dalle forme perfette La tipologia di quei ritratti così spietatamente veri esalta la condizione politica Quei volti ipnotici ci lasciano stupefatti perché sono pezzi di verità più veri del vero Bronzino pittore e poeta della bellezza, di ritratti dai volti di donne e uomini di potere, di glaciale e austero splendore. Antonio Paolucci, ex soprintendente del Polo museale fiorentino e attuale direttore dei Musei Vaticani, ci racconta cosa si cela nel fascino di quei simulacri di principi e duchi medicei dalle forme e dalle proporzioni perfette. Qual è lideale di bellezza di Bronzino? «Da studente, allievo di Roberto Longhi nei primi anni '60, il marxismo era in piena fortuna e fioritura, e uno degli argomenti preferiti era la storia sociale dellarte di Arnold Hauser. Larte non era nientaltro che il riflesso della cultura delle classi dominanti ed egemoni. Noi longhiani non accettavamo la teoria, ma nel caso del Bronzino è proprio così. Allora i fautori della storia sociale dellarte arte citavano il caso di Bronzino come specchio che riflette proprio la cultura politica, la sensibilità e le attese del periodo della Controriforma e dellAssolutismo in tutta lEuropa del XVI secolo. Ebbene la tipologia di quei ritratti così spietatamente veri quasi fossero vivi, esalta proprio il ruolo sociale e la condizione politica secondo un taglio ideologico. Cosimo I de Medici instaura una dinastia autoritaria, è monarca e autocrate. Bronzino ne è il testimone. E i suoi ritratti, belli o brutti non importa, raccontano il rango, il ruolo che rivestono i personaggi ritratti. Con implacabile verità delle fisionomie, degli abiti e dei monili». Sono i veri volti del potere? «Certo, secondo una forma di realismo ideologico, iperrealismo magico, per cui la figura si astrae dalla causalità della vita. Quei volti sono icone per sempre. Sono algidi perché sono lequivalente in pittura di quella tecnica che è il commesso fiorentino in pietra dura, con gli azzurri laspillazzulo, i verdi i rossi come pietre incorruttibili, incastonate. Figure relegate nellimmortalità del rango che ricoprono. Quei ritratti ipnotici ci lasciano stupefatti perché sono pezzi di verità più veri del vero. E larte di Bronzino è intellettualistica. Eleonora con Giovannino rappresenta certo lamore di mamma con il bambino, ma è un amore che si identifica con la podestà dinastica trasmessa nel gesto della mano sulla spalla». Cosimo, Eleonora, Lucrezia, erano davvero così belli come li ha ritratti lartista? «Tutti dicono che Eleonora era una bella donna, nel ritratto in mostra si vede a 33 anni. Cosimo forse non era altrettanto bello, ma la logica dei ritratti non segue le forme, deve appunto rappresentare limmagine del potere e dargli valenza incorruttibile». Vasari lodò Bronzino per quel «ritrarre dal naturale quanto con più diligenza si può immaginare..». «Diligenza nel senso etimologico di "diligere", scegliere qualcosa che si ama. Il pittore è tenuto a rappresentare la natura, ma deve saper scegliere, renderla vera e funzionale allidea che lartista, come diceva Michelangelo, ha nella testa. Non dimentichiamo che Bronzino è stato allievo di Pontormo, a cui era legato da un rapporto ambiguo, al limite del morboso. Cè uneredità che prende dal maestro: ne assume lo stile, i turbamenti e le nevrosi e li congela in astrazione sublime, in un destino incorruttibile». I curatori delle mostra a Palazzo Strozzi, Antonio Natali e Carlo Falciani, recuperano appunto linterpretazione di Longhi, la vena naturalistica dellartista. Quali sono le novità della loro lettura critica? «Lutilità della mostra è far capire che Bronzino è lo specchio e il vertice di unepoca, in una città che sapeva di essere marginale rispetto alla grande storia. Così Firenze nel 1581 si inventa gli Uffizi, il primo museo moderno. E se i grandi musei del mondo si chiamano "galleria" è perché un corridoio coperto con finestre si chiama così e diventa museo. Vasari scrive le Vite e nasce la storia dellarte. Nel 1563, ancora vivo Michelangelo che morirà lanno anno dopo, nasce lAccademia delle Arti e del Disegno, luogo per gli artisti, per specializzarsi nei loro stili e insegnare. E la prima al mondo. Insomma nel secolo di Bronzino si inventano il museo moderno, la critica dellarte e lAccademia per perpetuare i saperi che ancora oggi governano il fare artistico nel mondo. E la bellezza si raccoglie nel museo, certificata dallintellettuale, e si forma e si distilla nellAccademia. E totalmente artificiale e per questo piace tanto».