Intervista. Angelo Ardovino, in pole position per la successione di Proietti. «Pronto ad avviare il cambiamento» «Non so se è quando prenderò servizio come responsabile della Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei perché non ho ancora firmato alcun contratto. Di certo so che è stato fatto il mio nome per quel ruolo ma non ho visto ancora documenti». Angelo Maria Ardovino, archeologo, attualmente direttore del servizio Il della direzione generale per l'Archeologia, mette le mani avanti e per nessuna ragione dà per certa la sua nomina - che potrebbe essere sottoscritta tra oggi e venerdì e decorrerà dal 29 settembre - a responsabile di uno delle aree archeologiche pi prestigiose al mondo. Anche perché, nonostante la sua candidatura sia sponsorizzata dai vertici del settore archeologia del ministero per i Beni culturali, su quella opzione che lo vede in «pole position» per il mandato di soprintendente si sta scatenando una feroce lotta sotterranea. E questo perché la designazione di un dirigente anziché di un altro può cambiare del tutto - in meglio o in peggio - il futuro prossimo di quell'immenso ed unico patrimonio culturale che va da Baia a Sorrento, passando per i Campi Flegrei, Ercolano, Pompei, Stabiae, Oplontis e Boscoreale. Tanto più che se l'incarico - i bene informati dicono che il contratto è pronto già da qualche giorno - toccherà ad Ardovino, la soprintendenza potrebbe contare su un responsabile che sarebbe tutt'altro che «un'anatra zoppa», visto che il mandato durerebbe cinque anni (Ardovino andrà in pensione nel 2015 perché solo allora raggiungerà i quarant' anni di servizio) oppure, pensando a un contratto breve, potrebbe scadere nel 2013 e non l'anno prossimo. In questo modo concluderebbe la carriera a Napoli? «Sì, se così fosse. Ovviamente non bisogna dimenticare che sono un funzionario e vado dove il ministero ritiene sia più utile». Quali pensa siano le priorità da affrontare? «Non posso risponderle perché al momento non ho nessun titolo». Ma il momento è particolare, per Pompei: sta per partire la Fondazione. «Guardi, incaricare un esperto in un momento di tale importanza, e per tutto il tempo che sarà ritenuto necessario, potrebbe essere una buona soluzione e servirebbe a preparare uno spazio interessante per chi verrebbe dopo». E già stato a Napoli? «Sì. Per circa un anno, tra il 1985 e il 1986, negli ultimi anni in cui era responsabile Giuseppina Cerulli, insomma durante il periodo del dopo terremoto, ho lavorato a Pompei. Facevo parte di un gruppo di progettazione che era stato formato a Roma e da quella città, ogni mattina, venivamo a lavorare negli scavi». Conosce la situazione pompeiana, dunque? «Abbastanza, credo. E per la verità non mi pare che sia un contesto operativo così difficile sia per il personale sia per l'area archeologica». E sa che la Pompei archeologica è anche un «centro di veleni?" «Ma è anche un posto pieno di gente brava e capace, checché se ne dica». Insomma, pensa che lavorerà bene? «Se ne parlerà se è quando sarò nominato soprintendente".