«Non voglio lasciare Venezia. Per la mostra del Centenario cercherò anche sconosciuti» «Ma figuriamoci se lascio Venezia, la soprintendenza pi importante d'Italia, pervenire a dirigere il Madre. Non ho velleità di conquista di territori altrui»: Vittorio Sgarbi è tranchant come sempre, anche se ammicca, punzecchia, blandisce, critica ad arte. «Nel museo napoletano voglio allestire una delle mostre legate alla celebrazione di 150 anni dell'Unità d'Italia. Se non ci riuscirò, peggio per Cicelyn: perderà una buona occasione». Giovedì ha un incontro con Caldoro. «Sì, per individuare i luoghi campani dove la Biennale porterà una delle mostre dell'anniversario. Trattandosi di atte contemporanea il Madre sarebbe il luogo ideale, ma andrebbe bene anche l'Albergo dei Poveri». Cicelyn, però, ha già messo le mani avanti. Sarà lui, in quanto direttore, a decidere se il progetto è adatto al Madre. «Quando non conoscevo personalmente Cicelyn lo trovavo insopportabile, nonostante non avessi mai letto un suo rigo». Questione di pelle? «Ma no. Poi sono andato a trovano al Madre e l'ho trovato simpatico. L'edificio è bello, ma non il contenuto». Questione architettonica... «Vede, Cicelyn non può dire che è arte contemporanea solo quella che piace a lui, che poi è roba mercantile». invece lei cosa vuol mettere in mostra? «Lo stiamo definendo. Ho in mente gli Stati generali degli Anni Zero, coinvolgendo pittori, fotografi, video-artisti, ceramisti». Ha già qualche nome? «Preferisco uno sconosciuto di Portici che i soliti Hirst o Kapoor esposti dovunque. Non voglio vedere a Napoli quello che posso vedere a Londra». Be', c'è anche chi non può andare a Londra... «La questione è un'altra. E che non si investe nella ricerca dei talenti locali. Non è detto che un artista di Napoli sia inferiore a uno di New York». Nomi? «Penso ai Procida, ceramisti di Vietri o a Lello Esposito».