Spoil system, anche i finiani in campo: «Come direttore meglio un napoletano» Nel fortino assediato di via Settembrini, Eduardo Cicelyn non si arrende. E mentre incalza lo spoil system del nuovo potere regionale gli arriva un aiuto persino dai finiani. Perché è chiaro: l'arte è un pretesto, l'agone è politico. La chiacchiera, ridimensionata e smentita dallo stesso protagonista, era che al posto del direttore del Madre sarebbe arrivato Vittorio Sgarbi. L'ennesima palla avvelenata, mentre il nodo resta quello dei soldi, i finanziamenti tagliati, i crediti per 8 milioni di euro riconosciuti ma non erogati dalla Regione Campania e che il milione di euro promesso pubblicamente dall'assessore Miraglia («Per altro mai arrivato» precisa Cicelyn) non riuscirebbe a ripianare, garantendo al massimo una sopravvivenza stentata fino a fine anno. A sua volta creditore della Fondazione è la società di servizi Scabec (al 51 per cento proprietà della stessa Regione Campania) che annunciala messa in cassa integrazione di parte dei suoi sessanta addetti al Madre, costretto a ridurre tempi di apertura al pubblico. E, tra l'altro, la Fondazione Donnaregina, che gestisce il museo, non paga i sei dipendenti (tra i quali lo stesso direttore) da agosto. Cicelyn è visto dal centrodestra come uno degli ultimi mohicani della tribù bassoliniana, da cacciare via anche dalla piccola riserva indiana della cultura. Ma agli appelli in suo favore arrivati da artisti del calibro di Mimmo Paladino e Francesco Clemente, se n'è aggiunto un altro dal fronte opposto, dall'europarlamentare finiano Enzo Rivellini che, in nome della napoletanità, ha invitato il presidente Stefano Caldoro e la giunta a riflettere «prima di procedere con scelte che possono essere negative per la città». Basta con i muri ideologici, scrive: «Mi schiero dalla parte di Cicelyn». Che si può leggere: sto contro Caldoro. Un antagonismo che discende per li rami dalla grande sfida nazionale nel centrodestra. Mentre il movimento FareAmbiente annuncia un girotondo intorno al museo per chiedere al direttore di «fare un passo indietro» E Cicelyn? Non è abituato a stare a guardare e, nonostante un armistizio siglato dopo la visita di Sgarbi al Madre, mette in chiaro il suo ruolo. «Se Sgarbi invia un progetto che il museo dovrà ospitare a decidere sarò io. Se sarà credibile lo presenterò al Consiglio d'amministrazione». Si sente molto sicuro. Scalzarlo dalla sua poltrona non sarebbe così facile come è accaduto con Nino D'Angelo al Trianon. «Ho un contratto con la Fondazione a tempo indeterminato» spiega. «E se vogliono mandarmi a casa gli potrebbe costare caro, anche se riuscissero a convincere il Cda (composto da Oberdan Forlenza, Enrico Santangelo e Achille Bonito Oliva, ndr.) a sfiduciarmi». E risfodera l'arco: «Sgarbi prende delle sviste madornali sull'arte contemporanea, tanto che viene da dubitare della capacità del prestigioso critico televisivo di osservare e distinguere quello che vede da quanto gli mostrano i suoi pregiudizi. I suoi progetti, seppure io chiudessi un occhio, devono essere valutati dal comitato scientifico». Nel quale siedono Bonito Oliva, Norman Rosenthal e Luigi Ficacci. La visita. Belle opere ma sembra McDonald's Il 24 agosto scorso la visita di Vittorio Sgarbi al Madre. «Un museo bellissimo, ma costa troppo». Così all'uscita del museo dopo averne visitate le sale e le esposizioni in corso. «Non c'ero mai stato. E' bello e le opere sono di gusto. Ma sembra di stare da McDonaIds: gli artisti che sono qui li puoi vedere anche altrove. Dove sono i napoletani? E i giovani che sperimentano?». Un modo per dire che il Madre è pieno di capolavori internazionali, ma per rendicontare l'arte campana alla Biennale, al curatore non serve.