Per chi non l'ha vista di recente, Cosenza vecchia è inimmaginabile: una città fantasma, che sembra uscita da anni di assedio. Per usare le parole che Franco Arminio ha dedicato ad uno dei suoi paesi, Cosenza è ormai il «tipico posto del Sud di oggi. Il centro storico è in rovina, il resto è periferia. Solita storia di una comunità in fuga dal suo passato». Paradossalmente, questa impressione è rafforzata dalla recente riapertura della Galleria Nazionale della Calabria su un colle che guarda la città vecchia. Il museo espone opere acquistate dallo Stato negli ultimi anni, e una collezione bancaria di livello non sempre museale. Il sito dice che la Galleria è allestita «in linea con gli standard europei»: ed è verissimo, anzi quando si percorrono i lunghi corridoi candidi inondati di musica, o ci si siede sulle panche bianche di Mies van der Rohe, l'impressione è quella di trovarsi in qualche museo minore della provincia americana. Ed è proprio questo il punto: perfino un museo rischia di diventare l'ennesimo modo consumista e superficiale per fuggire dalla propria identità e proiettarsi in una sorta di non-luogo genericamente occidentale. E ci si chiede: in una situazione tragica come quella cosentina, costruire un museo è stata la scelta giusta? Non rischia forse di diventare un alibi, e insieme un centro non di educazione, ma di ulteriore alienazione? Non sarebbe stato meglio indirizzare i fondi pubblici e la tensione civile verso l'ancora possibile recupero della città vecchia? Non è forse in quel tessuto urbano slabbrato e morente che si nasconde la vera identità culturale e morale della comunità?
Cosenza ha un passato e non lo sa
Cosenza vecchia è una città fantasma, con un centro storico in rovina e una periferia in crescita. La recente riapertura della Galleria Nazionale della Calabria ha rafforzato questa impressione. Il museo espone opere acquistate dallo Stato e una collezione bancaria, ma il suo design è simile a quelli americani e non riflette la cultura locale. Si chiede se costruire un museo in una situazione tragica come quella cosentina sia la scelta giusta, o se non sia meglio indirizzare i fondi pubblici verso il recupero della città vecchia. La città vecchia è il tessuto urbano slabbrato e morente che nasconde la vera identità culturale e morale della comunità.
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