Gaetano Sateriale è sindaco di una città, Ferrara, il cui centro storico è stato dichiarato per intero dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Ed è presidente dell'associazione che riunisce i trentasette siti (la percentuale maggiore nel pianeta) che, dal 1993, l'Unesco ha individuato in Italia: dai Sassi di Matera ai trulli di Alberobello a intere città, come Verona, aree geografìche come la Costiera Amalfitana e le Cinque Terre, centri storici in blocco, come a Ferrara appunto, a Roma, a Siena. Sateriale denuncia la situazione in cui questo governo ha messo loro, custodi dì questi gioielli: «Da due anni l'Unesco, giustamente, ci impone un piano di gestione: un piano che programmi la tutela, ma anche la valorizzazione in termini economici di questi tesori storici, artistici o naturali. Essere sede di un sito Unesco chiede investimenti notevoli: per aprire al pubblico servono soldi per la messa a norma per la sicurezza o, mettiamo, per abbattere le barriere architettoniche. L'Unesco non contribuisce. Ma il grave è che in Italia, il paese col tasso maggiore di siti dichiarati d'interesse, neppure il governo ci finanzia. In primavera scorsa un disegno di legge nato da un accordo trasversale, sottoscritto da tutte le forze politiche, che ci assegnava dei fondi, è stato bocciato dalla maggioranza in Commissione. E, per assurdo, lo stesso Ministero per i Beni Culturali ha dato parere negativo. È avvenuto in concidenza con l'altra polemica che ha avuto le prime pagine sui giornali: quella per la declassazione da città d'arte di luoghi come Ferrara, Siena, San Gimignano». Il sindaco della città emiliana, d'interesse mondiale per l'Unesco ma d'interesse nullo per il nostro governo, ha lanciato il suo sos giovedì sera nel corso di un dibattito nell'ambito della Festa nazionale dell'Unità sui Beni Culturali, in corso fino a domenica a Ragusa. Dal 17 settembre, nove giorni di incontri su un tema - il tesoro del Bel Paese - che in tre anni e mezzo, grazie alla cura Tremonti-Urbani, da oggetto d'interesse delegato agli specialisti è diventato un tema chiave della battaglia politica. La conservazione tra saperi del passato e nuove tecnologie, il paesaggio come bene complessivo, i ruoli di Stato, Regioni, Provincie e Comuni, la formazione delle nuove figure professionali e il combinato disposto (micidiale) di leggi come Patrimonio s.p.a., il Codice Urbani, la riforma del ministero di via del Collegio Romano e i condoni: ecco di cosa si è parlato, e si parlerà fino a domani, con politici, storici dell'arte, archeologi e soprintendenti. Andrea Ranieri, segreteria Ds, responsabile Sapere, Formazione e Cultura, spiega: «Già che si faccia una festa nazionale dell'Unità sui Beni Culturali è una notizia: in un momento in cui si ridefinisce il programma del centrosinistra vogliamo che questa diventi una delle grandi armi per ricostruire un'idea del Paese. Anche in termini di sviluppo economico, di strategia per arrestare il declino. L'inversione di tendenza che abbiamo in mente è questa: se questo governo intende il patrimonio storico-artistico come un tesoro da dilapidare, noi crediamo che esso possa invece essere il motore di un'idea di sviluppo sostenible». Ancora oggi e domani Ragusa, che con le sedici chiese di Ibla appartiene parte al «supersito» del Barocco siciliano, ospita la Festa: stasera dibattito sulle «Città» con Vincenzo Vita, Luca Borzani, Andrea Vignini, Francesco Aiello, Antonino Solarino. Domani chiusura con Ranieri e Vannino Chiti.
Sos siti Unesco: l'Italia disprezza i suoi gioielli
Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, presidente dell'associazione che gestisce i siti Unesco in Italia, denuncia la situazione in cui il governo non finanzia la tutela e valorizzazione dei siti. L'Unesco impone un piano di gestione che include la tutela e la valorizzazione, ma il governo non contribuisce. Sateriale ha lanciato un appello per la valorizzazione dei siti, che potrebbero essere un motore di sviluppo sostenibile. Il governo ha bocciato un disegno di legge che avrebbe assegnato fondi per la valorizzazione dei siti. L'Unesco ha anche dato parere negativo al disegno di legge.
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