Trecento milioni in 6 anni E' ricominciata la corsa dei privati alla gestione dei servizi nei musei e nei monumenti statali di Roma. Dal Colosseo alla Galleria Borghese, da Palazzo Barberini a Castel Sant'Angelo, in gioco c'è un giro d'affari di 300 milioni di euro in sei anni. Il bando ha un iter piuttosto complesso e Confculture, l'associazione delle aziende che operano nei beni culturali, ha inviato una segnalazione all'Antitrust per contestare le decisioni della Direzione generale. Confcultura s'appella all'antitrust: «Limitata concorrenza» È ricominciata tre giorni fa la corsa dei privati alla gestione dei servizi nei musei e nei monumenti statali cli Roma. Dal Colosseo alla Galleria Borghese, da Palazzo Barberini a Castel Sant'Angelo, in gioco c'è un giro d'affari di 300 milioni di euro in sei anni. A tanto equivale il bottino cui potranno aspirare le società che saranno giudicate adeguate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la gestione di biglietterie, bookshop, ristoranti e audioguide di cinque musei e decine di siti archeologici. Un iter piuttosto complesso, che ha già visto Confculture, l'associazione delle aziende che operano nei beni culturali, inviare una segnalazione all'Antitrust per contestare le decisioni della Direzione generale guidata da Mario Resca. I contrasti sono nati all'indomani della pubblicazione delle caratteristiche richieste a chi poteva presentare la propria candidatura alle gare. «Alcuni requisiti sono talmente alti», denuncia Patrizia Asproni, presidente di Confculture, «che saranno favoriti i soliti grandi operatori. Viene messo a rischio il diritto alla concorrenza con un evidente danno per le piccole aziende già impegnate in questo settore». Certe cifre fanno impallidire. Bisogna vantare, per esempio, un incasso di almeno 620 mila euro solo dalle audioguide, è necessario aver raccolto oltre 3 milioni di euro dai biglietti staccati in tre siti. Numeri che può vantare soltanto chi ha già gestito il Colosseo o la Galleria Borghese, che mette così un'ipoteca sulla vittoria delle prossime gare. «Puntiamo ad avere soltanto gli operatori migliori», taglia corto Resca, «non vogliamo trovarci, come è capitato in passato, con musei importanti gestiti da piccole società che non sanno accogliere e gestire importanti flussi di visitatori. Per i servizi di biglietteria speriamo di coinvolgere anche le società che lavorano per gli stadi o per i concerti. Abbiamo bisogno di grosse aziende che sappiano sostenere importanti progetti di sviluppo». Non è un caso che ElectaMondadori abbia chiuso un accordo con il gigante Rmn, che lavora al Louvre e ha registrato il record di ottocentomila visitatori con la mostra di Picasso al Grand Palais. Skira si è invece alleata con Mondomostre e con i francesi di Culture Espaces, che gestiscono il Museo Jacquemart-André di Parigi e il sito di Waterloo. Sono questi i mostri sacri con cui dovranno vedersela Munus, che si presenta con Verona 83, forte di una grande esperienza nel Nord Italia, e Novamusa, che invece lavora soprattutto in Sicilia. «La crescita del settore», conclude Asproni, «sarà possibile soltanto se cambieranno le condizioni e noi saremo messi in grado di lavorare al meglio». Altrimenti partiranno i ricorsi, che qualcuno per la verità sta già mettendo a punto.