Doveva guidare per tre anni, fino al 2013, la Soprintendenza archeologica di Roma e Ostia. L'incarico gli è stato affidato l'8 marzo, appena andato in pensione. Giuseppe Proietti il i ottobre compirà 65 anni, per lo Stato un limite pensionistico invalicabile. Una data che il ministero dei Beni culturali ha cercato di aggirare per non privarsi di uno studioso di fama internazionale e di un dirigente che conosce il Ministero come le sue tasche. Per questo il direttore generale dei Beni archeologici De Caro aveva deciso di affidargli quest'ultimo incarico con un contratto esterno, da consulente: «Si è optato per un contratto di sette mesi - spiega De Caro - da rinnovare per altri due anni al compimento del 65esimo anno di età, per spezzare l'operazione in due tranche». Conti fatti senza l'oste, interpretato in questa commedia degli equivoci dalla Corte dei Conti, che ha bocciato la procedura rimettendo al bando il posto occupato da Proietti. La Corte è stata chiara: «Avendo lasciato il Mibac come dirigente di ruolo, non gli si può applicare la norma che consente di rimanere fino a 67 anni». Un bel papocchio che ha trasformato il pomeriggio di ieri in un allarme generale, con il ministro Bondi pressato dai sindacalisti della Uil: «Convinca la Corte a tornare su suoi passi». Ma la scadenza del bando è il 23 settembre, così vicina che dal pianto di sindacalisti e colleghi per la grave perdita - professionale, s'intende - si è già passati al totonomine. Il suo successore, a sentire i sindacati, sarebbe Angelo M. Ardovino. E potrebbe essere in sella a ottobre.
Proietti e il papocchio del Mibac
Il direttore generale dei Beni archeologici De Caro ha affidato a Giuseppe Proietti, un dirigente in pensione, un contratto di consulenza per sette mesi, da rinnovare per altri due anni. La Corte dei Conti ha bocciato la procedura, affermando che Proietti non può rimanere al lavoro fino al compimento del 65esimo anno di età. Il contratto è stato firmato per spezzare l'operazione in due tranche. Il successore di Proietti potrebbe essere Angelo M. Ardovino. Il ministro dei Beni culturali è stato pressato dai sindacalisti della Uil per convincere la Corte a tornare su i suoi passi. La scadenza del bando è il 23 settembre.
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