Il Parlamento dà il via libera al primo decreto su Roma capitale. Manca a questo punto solo il varo definitivo nel Consiglio dei ministri di domani e il provvedimento che attribuisce un nuovo status alla città di Roma potrà essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 20 settembre, nel 140esimo anniversario della breccia di Porta Pia. Una coincidenza simbolica fortemente voluta dal sindaco Gianni Alemanno, che lunedì in Campidoglio darà la cittadinanza onoraria al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma se il Parlamento pronuncia il suo sì quasi all'unanimità, a gettare un'ombra sull'iter di Roma capitale ci pensa Umberto Bossi: «Vedremo, ancora devo studiare» Il Parlamento dà parere favorevole al primo decreto su Roma capitale, ma a frenare gli entusiasmi ci prova il leader della Lega Umberto Bossi. «Vedremo, ancora lo devo studiare», risponde a chi gli chiede se il Carroccio darà il via libera oggi al decreto su Roma Capitale. Ma sarà difficile arrestare a questo punto il processo di riforma. Anche perché, e lo ha sottolineato chiaramente il sindaco Gianni Alemanno, «il parere della Commissione bilaterale in cui si sono raccolti i voti favorevoli non solo del Pdl e della Lega, ma anche del Partito democratico e di Futuro e Libertà, rappresenta un viatico molto forte per questo percorso». Per questo il primo cittadino ha voluto «ringraziare il ministro Calderoli che ha dimostrato, ancora una volta, che la Lega sui fatti sostanziali non è così ostile a Roma come si dice, la relatrice Bernini e anche la Lanzillotta, che alla fine si è astenuta e il presidente La Loggia, che ha messo a tamburo battente l'iter di questo decreto legislativo». Parole di ringraziamento anche per il Pd che sostenendo questo processo ha dimostrato «grande responsabilità istituzionale e dimostrazione di amore verso la nostra città. Possiamo puntare a fare questo processo storico non come una riforma di parte ma condivisa da tutto l'arco politico». Soddisfazione per l'approvazione in Parlamento del primo decreto su Roma Capitale è stata espressa anche dal governatore del Lazio, Renata Polverini, e dal presidente della Provincia Renata Polverini. Entrambi già guardano al secondo, il cui iter si preannuncia più complesso vista la più ampia diversità di vedute. E in effetti le opposizioni in Parlamento sottolineano che sarà sul secondo testo che si misurerà la tenuta della maggioranza. Anche perché, aggiungono, il primo decreto ha disegnato solo la cornice, sancito uno status: «una prima parzialissima attuazione della Costituzione», secondo il Pd, un «decreto patacca», per l'Idv, un «barattolo vuoto» per l'Udc. La sostanza, concordano tutti, deve ancora arrivare. Risponde a tutti il sindaco spiegando che nel merito, l'ultima stesura del testo sullo status di Roma capitale è «la più virtuosa», ed è la base necessaria per avviare il lavoro sul secondo decreto, che prevederà poteri, funzioni amministrative e patrimonio (è stato rimandato anche il discorso sulle indennità). Audizione del sindaco da parte del governo e procedura d'urgenza per 1'approvazione dei provvedimenti, sono le due modifiche già varate su cui il Campidoglio pone l'attenzione. Mentre malumori bipartisan emergono sulla riduzione dei municipi a 15 e soprattutto dei consiglieri comunali a 48 (ora sono 60). I capigruppo di Pdl, Pd e Udc in Consiglio comunale concordano nel lamentare un problema di adeguata rappresentanza per una città che ha più del doppio degli abitanti di Milano. Ma Alemanno assicura: «C'è l'impegno a rivedere il numero con la riforma del Codice delle autonomie».