La "Fornarina" di Raffaello, l'amante del pittore, ringrazia. Campeggia a simbolo della Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini a Roma, il museo che domenica 19 settembre riapre con una apertura gratuita dalle 19 alle 24 perché si è rifatto i connotati, quelli interni. La Galleria da oggi ha un altro e più ampio respiro, più vicino alle luminosità del Barocco romano. Tranne le facciate: soprattutto quella su retro è scura e soffre. Verranno restaurate, assicurano i responsabili. Intanto il ministro per i beni culturali Bondi approffita dell'occasione per autoelogiari e preannuncia l'autonomia dei grandi musei dalle soprintendenze. Il Circolo degli Ufficiali che stazionava a pian terreno da decenni nel 2006 fu trasferito dopo infinite battaglie (peraltro in una bella casa rossa dietro il palazzo stesso) e quelle stanze ora restaurate sono teatro di un'infilata prospettica con dipinti dal Medioevo al Primo Rinascimento. Lo scalone monumentale a pianta quadra del Bernini è stato liberato dall'ascensore: restaurato, è uno spettacolo, un piacere, con quelle superfici biancastre ritrovate. E fa il paio alla vertigine dello scalone elicoidale del Borromini dal lato opposto dell'edificio. Il museo ha recuperato spazi e qualcosa come duecento opere da prestiti o dai depositi. Il bookshop è nuovo di zecca, la vastissima sala con il soffitto affrescato da Pietro da Cortona ha una superficie dorata da parati sulla parete e la sensuale "Fornarina", amante del pittore figlia di un fornaio, campeggia solitaria stile star del cinema. La useranno come icona per richiamare pubblico. L'obiettivo è passare dai 100mila l'anno effettivamente pochi per una raccolta simile con maestri come Lippi, Reni, Poussin, i caravaggeschi a 200mila. Bondi ha inaugurato la nuova Galleria premurandosi di ringraziare i ministri che lo hanno preceduto, a partire dal compianto Ronchey, nella contesa con gli ufficiali che non intendevano spostarsi. Ha ringraziato Napolitano che "ha ricordato l'importanza degli investimenti nella cultura, fonte di crescita dell'economia e della democrazia", ha ineffabilmente lodato soprintendenti, tecnici e quant'altri dei beni culturali: quel dicastero sia detto per inciso - al quale vengono progressivamente drenate risorse e sostegno economico con il silenzio-assenso del ministro stesso. Bondi peraltro, preso da un vortice di auto-elogi, ha rivendicato la propria buona azione e ha annunciato una riforma: renderà autonomi i musei e i poli museali (poli che peraltro hanno già autonomia). Palazzo Barberini con questi ampliamenti irrobustisce la raccolta di capolavori esposti al pubblico. Oltre ai quadri a piano terra, ha ampliato la collezione dei Caravaggeschi che affiancano la sanguinante scena di Giuditta e Oloferne del pittore lombardo. Il costo dei lavori totale, dal 2006 a oggi si avvicina ai 30 milioni di euro. Il lavoro però non è finito. Resta agli ultimi due piani l'Istituto numismatico, che è ente autonomo con una ricca collezione di monete antiche, tuttavia qui fuori luogo. Dany Berger, consulente del ministero da una ventina d'anni, ha un suggerimento interessante: «Naturalmente deciderà il ministro, ma quelle monete potrebbero andare a Palazzo Massimo dov'è la collezione numismatica dei Savoia». Rossella Vodret, soprintendente del Polo museale romano, accoglie l'idea: ci penserà. Le facciate vanno restaurate. Soprattutto quella sul retro soffre molto e non è un bel vedere. L'intervento, fa sapere l'architetto Federica Galloni, direttore generale dei beni culturali del Lazio, è già in cantiere. E a chi si mostra perplesso sulla scelta dei colori di tessuti e pavimenti risponde che tutto è stato selezionato su documenti d'archivio. «È il Barocco al suo massimo splendore che ritroviamo qui, non pensavo che in vita sarei mai riuscito a vedere Palazzo Barberini davvero liberato dal circolo degli ufficiali», gongola infine Mario Lolli Ghetti, architetto, direttore generale alle belle arti e al paesaggio.