Al via una campagna del Comitato britannico Venice in Peril perché il Governo italiano impedisca lo sfruttamento di Venezia. Sta per partire una campagna internazionale di sensibilizzazione dell'opinione pubblica contro le maxipubblicità dell'area di marciana e di Palazzo Ducale che - a giudizio di chi è critico contro questa forma di raccolta di fondi privati per i pur indispensabili restauri al patrimonio cittadino - modificherebbero l'immagine della città, anche sulla scia della denuncia del Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, ripresa anche con evidenza da autorevoli quotidiani stranieri come l'Herald Tribune. Il primo passo della campagna è l'appello pubblico firmato da numerosi direttori di musei inviato al ministro dei peni Culturali Sandro Bondi, dal Venice in Peril Fund, il comitato di salvaguardia britannico che da più di quarant'anni eroga fondi per Venezia e che lo scorso anno ha presentato a livello internazionale un Venice Report dedicato proprio ai nuovi problemi della città legati a salvaguardia e turismo. Nell'appello Venice in Peril chiede al Governo italiano che venga cambiata la legislazione in particolare il nuovo Codice dei Beni Culturali che consente le maxipubblicità sui ponteggi degli edifici pubblici. «Solo dieci anni fa - si legge nell'appello - Venezia era una città senza maxipubblicità. Ora esse stanno proliferando e colpiscono la vista, rovinando la visita di una delle più straordinarie creazioni dell'umanità. La loro grandezza fa sparire i meravigliosi dettagli e le proporzioni degli edifici e ora le pubblicità sono anche illuminate, in modo da non poter fuggire dalla loro vista neppure di notte quando sono le luci più abbaglianti della città anche da lontano». Il Comitato britannico ricorda che neppure dopo la grande alluvione del 1966, quando la città aveva un disperato bisogno di fondi per la sua salvaguardia monumentale, si è mai ricorso a queste forme di finanziamento e che vanno perciò trovati dei canali alternativi che rispettino per l'identità e la fragilità della città. Il Venice in Peril Fund, infine, ricorda al ministro Bondi che Venezia è uno dei siti Unesco che fanno parte del patrimonio dell'umanità e che un precedente governo italiano, accettando la nomina, aveva dato garanzie sulla protezione perpetua della natura della città. C'è da aggiungere che l'articolo del Codice dei Beni Culturali che come ha spesso ricordato il sovrintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello per giustificare la sua scelta obbligata di ricorrervi per finanziare i restauri marciani consente la scelta delle maxipubblicità nell'area marciana è il numero 49. Esso dice testualmente che «è vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il soprintendente può, tuttavia, autorizzare il collocamento o l'affissione quando non derivi danno all'aspetto, al decoro e alla pubblica fruizione di detti edifici ed aree». E' proprio di questi possibili «danni», appunto, che vuole adesso iniziare a discutere anche l'opinione pubblica internazionale per il caso Venezia.