LUCCA. C'è futuro per il Parco delle 100 fattorie romane e per il museo del Frizzone. Parola del presidente della Provincia Stefano Baccelli, che annuncia: «Il progetto è stato inserito nel nuovo protocollo sugli assi viari della Piana. Mentre per il museo del Frizzone la situazione dovrebbe sbloccarsi una volta siglato l'accordo di programma tra Regione, Comuni di Capannori e Porcari e Provincia relativo al nuovo casello del Frizzone. A finanziare l'opera dovrebbe essere la Società Autostrade». Ma Baccelli non si limita a rassicurare. Passa anche all'attacco: «Abbiamo chiesto più volte l'aiuto del ministero, non è mai arrivata risposta». Da un'inchiesta de Il Tirreno è emerso che la campagna di scavi è interrotta. Il progetto del parco delle cento fattorie romane pare dunque fallito. Cosa risponde la Provincia? Voglio essere molto chiaro: finora, gli unici ad avere consapevolezza dell'importanza sia della campagna di scavi, sia del progetto del parco archeologico della Piana,, oltre che di un museo al Frizzone, sono stati gli enti locali, Provincia e Comuni di Capannori e Porcari, e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Lucca e Monte dei Paschi, che dal 2005 al 2009 hanno investito complessivamente 672mila euro. È evidente che, per quanto cospicua, questa somma non è bastata. Cos'è mancato? Bisogna dire che senza l'intervento di Provincia e Comuni, le cento fattorie non sarebbero state nemmeno scoperte. È mancata la presenza del ministero dei Beni Culturali, proprietario del sito e titolare esclusivo delle competenze in materia. È da questo dicastero che dipendono le Sovrintendenze Archeologiche. A quella toscana fa riferimento tutta l'operazione delle cento fattorie. Che si debba essere noi a sollecitare lo Stato è un'anomalia. Le cento fattorie sono state presentate in contesti nazionali e internazionali come una nuova Pompei. A Pompei è lo Stato che interviene direttamente. Eppure stando alle dichiarazioni degli archeologi che hanno lavorato a questo progetto sembra che le cose non stiano proprio così. Stupisce non tanto la sollecitazione degli archeologi a ritrovare l'interesse per il sito, quanto l'indirizzo a cui questa sollecitazione viene inviata: il destinatario non può essere che il ministero. La Provincia si è mai rivolta al governo centrale per questa vicenda? Certo. Nel 2008, Provincia e Comuni trasmisero ad Arcus, la società statale che valorizza i beni culturali, un programma di interventi, che non è mai stato finanziato. Siamo di fronte all'ennesimo paradosso di uno Stato che taglia le risorse degli enti locali e poi pretende che gli enti si sostituiscano allo Stato. Così, siamo in una situazione di stallo? Il nostro interesse e la nostra azione per il sito archeologico delle cento fattorie non sono mai venuti meno. La Provincia continua ad impegnarsi, anche a ricercare nuove risorse economiche: nel nuovo protocollo sugli assi viari promosso dalla Regione (all'interno della progettazione preliminare Anas), tra le opere connesse e funzionali, sono previsti ampi riferimenti al parco della Piana e a quello archeologico, previsto dal nuovo Piano Territoriale di Coordinamento e al centro delle proposte che saranno presentate il 23 settembre in un convegno a Palazzo Ducale sui temi legati alla progettazione degli spazi aperti. E per il museo del Frizzone? La Società Autostrade si è impegnata a finanziare il progetto, sulla base di un protocollo d'intesa predisposto con la Provincia, che la stessa Società Autostrade sottoscriverà non appena sarà andato "a buon fine" l'accordo di programma tra Regione, Comuni di Capannori e Porcari, Provincia, relativo al casello del Frizzone. Per la sua realizzazione avevamo chiesto il contributo di Arcus, ma ci è stato negato. Qual è il suo auspicio? Chiedo che la Soprintendenza regionale si impegni a sensibilizzare il ministero affinché prenda provvedimenti, sia in termini progettuali che di investimenti finanziari, anche nel rispetto delle risorse che gli enti locali hanno già investito. La Provincia e gli altri enti interessati continueranno a fare la loro parte.