I GIACIMENTI culturali sono il vero «petrolio» dell' Italia: «Potremmo raccontare il nostro Paese in modo innovativo senza lasciarlo al grigio regime delle soprintendenze. Cominciando dal cibo, che è una grande questione politica, finendo poi agli stili di vita», sostiene il sindaco Renzi. Il direttore dei musei vaticani Antonio Paolucci, ex ministro ed ex soprintendente fiorentino teme però quello che il sindaco forse auspica: «La regionalizzazione e la comunizzazione delle soprintendenze». Tutta colpa, dice Paolucci, «dell' infausta legge di riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra» e del federalismo dei beni culturali: «In una città come Firenze, che ha un ombrello di grandi tradizioni, potrebbe forse andare bene, ma che succederà nel profondo nord e nel profondo sud?» Per essere efficace, insiste il direttore dei musei vaticani, «la tutela deve essere indifferente e lontana, con un ministro che sta a Roma e con un soprintendente-autocrate quasi, che può sempre rispondere no quando un amministratore locale gli chiede di fare qualcosa che confligge con la tutela». Se, al contrario, la soprintendenza diventa regionale «non più essere indifferente, deve tenere in maggior conto gli interessi degli amministratori locali». Chiede del resto l' ex ministro Paolucci: «Ma quanti sindaci hanno ritenuto che il miglior modo di valorizzare il patrimonio culturale fosse quello di consentire costruzioni ed edificazioni?».