Il concerto di Claudio Abbado e della sua Orchestra Mozart rappresenta l'acme di una lunga collana di eventi, organizzati dal Resto del Carlino per raccogliere fondi da destinare al restauro della basilica bolognese di Santo Stefano, nota anche come le Sette Chiese. L'operazione denominata 'Salviamola' prende spunto dall'appello dei monaci benedettini olivetani che dal 1946 custodiscono il plurimillenario complesso monastico. La basilica in cui la leggenda vuole sia custodito il Santo Graal è minata dall'umidità, che salendo dal sottosuolo imbibisce pavimenti, muri e colonne. I restauri (i primi lavori partono il mese prossimo) sono complessi e costosi: servono tre milioni e mezzo di euro. Il Carlino raccoglie subito l'Sos dei monaci. E bussa al grande cuore dei bolognesi. Già a fine novembre apre una sottoscrizione pubblica, con tre conti correnti bancari su cui i benefattori possono versare il loro contributo per i lavori. Ad oggi, sono stati depositati circa 400mila euro. Per Santo Stefano si muovono subito anche le istituzioni. Il ministero dei Beni culturali promette (e poi stanzia) un milione di euro. Altri 300mila euro arrivano dal ministero dell'Economia, attraverso il Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio. Alla chiamata del Carlino risponde la generosità di migliaio di bolognesi, che vogliono contribuire a salvare quello che il cardinale Giacomo Biffi definì «il cuore antico di Bologna, e non solo di quella cristiana. Rispondono anche associazioni, cooperative, imprese (poche, purtroppo), sindacati, artisti, commercianti, artigiani, scrittori, storici dell'arte, sportivi. Piccole e grandi iniziative si moltiplicano. Fra le tante, sarà certo ricordato come un evento il megaconcerto del 23 marzo scorso organizzato dal Carlino con un cast di cento artisti, selezionati e coordinati da Andrea Mingardi. C'è il gotha del pop italiano: da Cesare Cremonini a Gianni Morandi, da Lucio Dalla a Luca Carboni, da Samuele Bersani agli Stadio. Per la prima volta insieme su un palcoscenico. Un'altra iniziativa di grande successo viene organizzata, in maggio, dall'Associazione panificatori bolognesi. Per quattro giorni, da un forno en plein air allestito nella splendida piazza su cui affaccia la basilica, sfornano pane e crescenta, nello stesso luogo in cui i loro colleghi fornai per 350 anni: dalla metà del XV secolo al 1796 sfornavano per conto dei monaci pane bianco (il pane di ruzzolo con un monopolio concesso ai religiosi da papa Niccolò V), pagnotte, crescentine e brazzadelle le tipiche ciambelle bolognesi.