Un altro stop per la nomina di Vittorio Sgarbi a soprintendente al Polo Museale di Venezia. La sezione della Corte dei Conti deputata al controllo degli atti del Ministero dei Beni culturali secondo la Uil avrebbe infatti ritenuto insufficiente la risposta del Mibac circa le capacità e il curriculum di Sgarbi, decidendo di reinviare la pratica alla Sezione Controllo. Una specie di rinvio a giudizio, insomma, che dovrebbe definirsi con una decisione della sezione nella riunione di domani. Secondo la Uil «il Mibac ha provato in tutti i modi a superare i rilievi mossi dal magistrato, rispondendo che il funzionario Sgarbi ha una indiscussa competenza scientifica, universalmente nota, e una chiara fama e che ha meriti maturati nel corso di un'intera esistenza spesa nel continuo affinamento delle sue conoscenze nel campo e ulteriormente arricchite dall'esperienza di governo, sia in qualità di sottosegretario del Ministero, sia in qualità di membro di Commissioni Parlamentari per la cultura nel corso dell'XI e XII Legislatura». Secondo l'arcinemico di Sgarbi Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil Bac, dalla risposta del Mibac risulta anche che «l'insieme delle conoscenze e della frequentazione dell'apparato politico-amministrativo preposto ai beni culturali attribuisce alla figura professionale del prof. Sgarbi una completezza di elementi ed anche una rilevanza di immagine esterna, difficilmente rinvenibili in altri soggetti, pur appartenenti all'Amministrazione». Una risposta molto discutibile, secondo Cerasoli, che fa emergere «una valutazione più che dello storico dell'arte, del politico Sgarbi e di ciò che egli rappresenta da un punto di vista dell'immagine». Tiene sufficienti le motivazioni di Bondi per la nomina di Sgarbi, oppure mette in mora il ministero, e di conseguenza le sue decisioni. Sgarbi rischia di vedersi dunque azzerata la nomina? Lui su questo punto si dice tranquillissimo: «Nell'eventualità il ministero farebbe certamente ricorso - spiega - oppure potrebbe rifare la nomina con un provvedimento ad hoc. In ogni caso trovo inaccettabile che questo signore (Cerasoli, ndr) per inimicizia personale nei miei confronti cerchi di influenzare pesantemente i giudici contro di me».