Le rassicurazioni di Alemanno a Malagò. Ma resta la paura della sentenza sfavorevole e di un nuovi sigilli allimpianto E Città Futura si ribella al Campidoglio "Perché non è intervenuto anche per noi?" Listanza dellavvocatura al gip: "Altri 160 circoli nelle stesse condizioni" Il caso Il sindaco e la cena a casa Carraro "Questa storia delle piscine finirà bene" E al circolo in via della Moschea cè già aria di smobilitazione "Lunedì chiudiamo" Scambio di lettere tra limprenditore e i tecnici capitolini sui carichi e gli oneri urbanistici Il responsabile del centro sulla Colombo: "Non è giusto che ci siano figli e figliastri" Fabio Cantoni, legale rappresentante di Città Futura, uno dei circoli sequestrati nellottobre scorso e non ancora riaperti, non ci sta. «È un anno che il nostro circolo è chiuso» dice infatti. «E nessuno si è speso per noi. Certo, Giovanni Malagò ha un altro peso: ha importanti incarichi, lo conosco personalmente e so che è un ottimo professionista. Ma noi, con questo impianto, ci siamo giocati tutto e oggi ci arrampichiamo sugli specchi. Non ci siamo lanciati in questa avventura per hobby». Sono infatti 350 mila gli euro tirati fuori da Cantoni e soci del circolo sulla Colombo. «E per cosa, poi? Io arrivo a stento alla fine del mese. Insegno educazione motoria alle elementari. Ho tre figli, non so come fare. Ho dovuto mandare via delle persone, cinque in tutto. Con la chiusura dellimpianto non potevamo più permettercele. Tanti precontratti andati in fumo. Ora qui ci sono problemi con il legno, con il cemento, bisogna fare interventi di manutenzione, ma chi ha i soldi?». Il sindaco per lAquaniene ha però chiesto il dissequestro. «Non ci possono essere figli e figliastri» sbotta Cantoni. «Chiediamo al Comune un intervento serio e deciso, anche per noi e per tutti gli altri circoli. Non è giusto. Dovrebbe intervenire in maniera pesante: e spero che Alemanno abbia avuto in mente questo mentre scriveva perorando la causa dellAquaniene: che abbia pensato che se viene accolta la richiesta per uno, questo poi ha ricadute e benefici anche per tutti gli altri impianti». () giovanna vitale Aquaniene, nuovo capitolo. Il Campidoglio corre in soccorso di Giovanni Malagò, presidente del circolo sportivo di via della Moschea. Limprenditore dei Parioli, i primi di settembre, ha scritto una lettera ai tecnici del sindaco Alemanno per sollecitare chiarimenti circa le contestazioni avanzate dalla Procura sui carichi urbanistici ritenuti talmente insostenibili da determinare la chiusura dellimpianto, ricevendo la rassicurazione che il Comune si sarebbe mosso per ribadirne la natura pubblica e rivendicare la correttezza delliter seguito per autorizzarlo. Replica poi sussunta nellistanza che, mercoledì scorso, gli avvocati capitolini hanno presentato al gip Donatella Pavone per chiedere il dissequestro dellAquaniene in quanto proprietà comunale, edificato cioè su terreni demaniali dati in concessione. Tra le motivazioni addotte dai legali, il fatto che circa 160 strutture sportive, a Roma, sono stati realizzate con le stesse modalità seguite dal circolo di Malagò. Da qui la domanda: dobbiamo allora chiuderle tutte? Una richiesta che mira a bloccare la riapposizione dei sigilli disposti dal giudice il 4 agosto scorso, nellambito dellinchiesta per abuso edilizio, e poi sospesi per 30 giorni, su richiesta dellavvocato dellimprenditore Carlo Longari, così da consentire la fruizione delle piscine durante il periodo estivo. Un mese che però è ormai scaduto. In attesa del verdetto, che tutti i pronostici danno negativo, allAquaniene si respira aria di smobilitazione. «Forse le conviene aspettare una settimana per iscriversi. Lunedì limpianto dovrebbe essere posto sotto sequestro. Di nuovo. Purtroppo», sussurrano alla reception a chi chiede informazioni per liscrizione: 1250 euro lanno (anzi, per 13 mesi), più 100 di "tassa dingresso" alla sala cardio, fitness, piscina per il nuoto libero, area relax, sauna, bagno turco. Mentre il biglietto giornaliero per la magnifica vasca olimpionica costa invece 20 euro, con uso di sdraio e ombrellone. «Ci stiamo attrezzando perché è probabile che lunedì non si possa riaprire», dice uno dei gestori del bar. «Ci sono problemi, non so bene quali: e a pagare sono i soci e siamo noi, che non centriamo nulla, e siamo del tutto esterni». Dalla piscina esce Marta, capelli bagnati, aria soddisfatta dopo una lunga nuotata: «Sì, pare che mettano i sigilli da lunedì. Ma non potranno tenere chiuso tanto a lungo un impianto così bello. Sarebbe un peccato: non cè niente di simile a Roma». Marco, tuta da ginnastica, decappottabile nel parcheggio, è «veramente scocciato da questa storia: laltra volta (il sequestro di giugno, ndr) i giorni di chiusura a noi soci li hanno poi aggiunti. Non so se accadrà anche questa volta: di certo se uno si iscrive in palestra o in piscina è per frequentarla, non per rimanerne fuori». Cè grande attesa e ansia sulla decisone del giudice Donatella Pavone che, a ore, sarà pubblica. La proroga che ha congelato il sequestro dellAquaniene di Giovanni Malagò è scaduta il 4 settembre. E le notizie che arrivano al Circolo Canottieri sono preoccupanti: si rischia un nuovo stop. Ancora venerdì sera il sindaco Gianni Alemanno, che da questa storia delle piscine dei Mondiali di nuoto fatica a uscirne, alla cena in casa Carraro aveva appena rassicurato Malagò: «Tranquillo, la nostra avvocatura ha depositato in Tribunale una memoria dura. La tua non è una piscina privata: nasce su terreno pubblico e il Comune lha data in concessione al Circolo Canottieri Aniene. La tesi del pm non sta in piedi, il sequestro non andrà in porto». Oltre allAquaniene, nel gran mazzo delle piscine di "Roma 2009" (diciassette in tutto), altre quattro strutture sono nate su terreno del Comune di Roma. Tra queste la "Virgin", al Torrino, del consigliere regionale forzista Maurizio Perazzolo, oggi in attività dopo la continuazione degli abusi edilizi, e Città Futura sulla Cristoforo Colombo, oggi sullorlo del fallimento. Se fosse passata la tesi dei legali di Malagò e dellavvocatura del Comune alemanniano - lautorizzazione della Protezione civile era sufficiente per avviare nel 2007 la costruzione dellimpianto da 23 milioni di euro e la struttura non deve pagare oneri concessori al Comune perché di proprietà, appunto, comunale - limpianto accusatorio del sostituto Sergio Colaiocco sarebbe franato. Venerdì sera, nel giardino sulla collina del Gianicolo, durante una cena legata alla candidatura olimpica di "Roma 2020", Alemanno aveva preso da parte limprenditore dei Parioli. Voleva chiudere ogni screzio nato dal fallimento dei Mondiali di Roma e rassicurarlo sul futuro: «Questa storia delle piscine finirà bene». La storia dellAcquaniene - due vasche al chiuso e una allaperto che saltuariamente ospitano le bracciate di Federica Pellegrini, legno tek a terra e wi-fi gratis per i soci, lintero piano zero dedicato a uno store dellAdidas, «la migliore piscina dEuropa» secondo il fondista Valerio Cleri - è un paradigma del grottesco fallimento dei Mondiali di nuoto di Roma. I lavori dellimpianto ai piedi della Moschea sono partiti per volontà di Walter Veltroni sette mesi prima del varo della delibera 85, che avrebbe dato il via solo nel dicembre 2007 al piano di piscine pubbliche e private a corredo dellevento sportivo. Il cambio di destinazione duso del terreno fu da guinness dei primati: da area mista ad area edificabile in poche settimane. E quando la magistratura ha preso in mano la partita "Roma 2009" partendo dalle pericolose speculazioni in realizzazione più a nord, al Salaria Sport Village di Diego Anemone, anche lAquaniene di Malagò ha pagato pegno: era cresciuto nellalveo delle spericolate operazioni "grandi eventi" realizzate sotto la regia di Guido Bertolaso (oggi indagato per corruzione nella più ampia inchiesta sugli appalti della Protezione civile) e per mano degli ingegneri pubblici Angelo Balducci e Claudio Rinaldi (indagati entrambi per corruzione). Nelle ultime due stagioni la procura di Roma ha sequestrato per due volte e due volte dissequestrato lAquaniene, adottando una politica non traumatica rispetto alla celebrazione dellevento Mondiali di nuoto. Lunedì si saprà se il Gip Pavone ha provveduto al terzo stop. Giovanni Malagò, preoccupato, dice: «Non ho ancora ricevuto comunicazioni ufficiali. Certo se lunedì dovessero mettere i sigilli a una struttura che serve tremila ragazzini vivrei latto come una profonda ingiustizia».