Un documento promosso dal presidente diessino della commissione cultura Dario Nardella, nel quale si parla della loggia di Isozaki come di un «caso grave, è stato sottoscritto anche dal sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale e da un gruppo di assessori alla cultura: Gianni Battaglia di Ragusa, Eristeo Banali di Mantova e Alberto Cassani di Ravenna. «Il ministero per i beni culturali versa in una situazione finanziaria allarmante ma a questo si affianca l'incapacità di gestire i processi di valorizzazione dei patrimoni in sintonia con le esigenze della realtà localisi legge nel documento a firma congiunta mentre la stagione delle riforme dell'inizio del 2004 è cominciata all'insegna della disorganicità e dell'incoerenza, visto che si sono appesantite le strutture centrali e periferiche (i direttori generali) e allo stesso tempo il nuovo codice dei beni culturali rischia di inaugurare una stagione di svendita incontrollata del patrimonio». La loggia di Isozaki all'uscita degli Uffizi che il ministro Urbani ha detto di non voler più realizzare, si legge ancora nel documento firmato da Nardella e dagli amministratori di Ferrara, Ragusa, Mantova e Ravenna, «è un esempio emblematico di questa situazione». «Se confermata, la decisione di Urbani lascerebbe i cantieri per molti anni di fronte all'uscita degli Uffizi, un caso grave che espone l'immagine del patrimonio italiano alla critica dell'opinione pubblica mondiale», si legge ancora nel documento. Che, oltre alla loggia dell'architetto giapponese, elenca anche i casi di Mantova e di Ravenna, dove le amministrazioni hanno inaugurato da tempo un braccio di ferro col ministero. «Se a Mantova si denuncia lo stallo dell'accordo di programma per il recupero della Biblioteca Teresiana e per il completamento del museo di San Sebastiano dice il documento a Ravenna il Comune chiede che il ministero entri nella Fondazione per il parco archeologico di Classe». Il documento promosso da Nardella, che porta anche la firma della parlamentare Chiara Acciarini della commissione cultura del Senato, si conclude con la denuncia dell'assenza «di un progetto politico di tutela e gestione del patrimonio culturale», che si somma «all'incapacità del ministero di organizzare una quotidiana azione di cooperazione tra i vari livelli istituzionali». Mentre invece, si dice anche, «la situazione di crisi che abbiamo di fronte richiederebbe un cambio radicale delle politiche culturali del governo».