segretario regionale di Ambiente e Vita I recenti ritrovamenti in c.so Vitt. Emanuele delle antiche mura della nostra città e le entusiastiche esternazioni di fine estate da parte degli assessori La Forgia e Lonisso Lenoci d preoccupano non poco perché non hanno spiegato con quali fondi daranno atto alle loro promesse. La cultura a Bari non può e non deve essere limitata alla proiezione di qualche film già visto o a qualche festa di piazza ma occorre individuare prima le possibilità degli opportuni finanziamenti per predisporre sin dal prossimo anno una stagione culturale degna di Bari L'assessore Lorusso Lenoci, a differenza del giovane La Forgia, ha l'età per ricordare quello che avveniva a Bari anni fa, quindi i suoi suggerimenti possono risultare preziosi. C'era una volta il rimpianto Maggio di Bari con le sue innumerevoli manifestazioni culturali che richiamavano nella nostra città migliaia di turisti: Stagione lirica ed operettistica, festa del nostro Patrono S. Nicola, una lunga serie di convegni, mostre di pittura di ogni genere, festival delle bande militari di tutto il mondo che culminava con una grande parata nello stadio della Vittoria gremito di pubblico, c'era il teatro Petruzzelli ed il Piccinni a pieno regime e funzionanti il cinema teatro Margherita, il cinema Oriente; c'era un grande presidente dell'Ente Provinciale per il Turismo che era il noto galantuomo avv. Francesco Saverio Lonero animatore di grandi manifestazioni e c'era una mentalità diversa, più amore verso la nostra città e molto meno interessi personali e di bottega. La realtà odierna è drammatica; la cultura è stata affidata negli ultimi anni alla fantasia di personaggi che si sono accontentati di finanziare mediocri feste di piazza avendo a disposizione una disponibilità economica non all'altezza di una città capoluogo di regione. Staremo a vedere cosa sarà capace di fare questa nuova giunta Emiliano dalle grandi promesse innovative della recente campagna elettorale e nell'attesa mi permetto di ricordare alla giovane generazione di giornalisti che non conosce la realtà del territorio, che a Bari ci sono circa venti musei, oltre 40 masserie fortificate molte delle quali hanno nel loro contesto inseriti ipogei di straordinaria bellezza ma in stato di totale abbandono, che a Bari vi sono potenziali attrattive turistiche tra cui uno dei più importanti musei archeologici europei che potrebbe diventare un grande riferimento culturale per tutto il mondo. Gusto per fare un esempio: il museo archeologico di Bari fu istituito con provvedimento del consiglio provinciale del 6 agosto del 1875 - il primo nucleo di reperti venne formato dal prof. G.B. Nitto De Rossi nel 1876 con oggetti acquistati o provenienti da scavi o da donazioni. Oltre ai reperti i! museo aveva anche una collezione di calchi di gesso di elementi architettonici dell'Arte medioevale realizzati in occasione dell'esposizione Regionale di Roma del 1911 (attualmente detti calchi sono collocati nel castello Svevo di Bari). Nel 1890 i reperti archeologici vennero sistemati nel nuovo palazzo di piazza Umberto destinato prima a sede del liceo e Ist. Tecnico e successivamente dell'Università dal 1925. Il museo è stato chiuso nel 1994 per l'inadeguatezza degli impianti elettrici ed antincendio. Durante la Gestione Provinciale Vernola, non essendoci stata la possibilità di collaborazione con la soprintendenza ai Beni Culturali, il museo è stato vergognosamente smembrato; i reperti di proprietà provinciale (circa 20 mila) sono stati ritirati ed accantonati in condizioni precarie in alcuni cantinati del mon. di S. Scolastica in attesa che venga costituito un museo provinciale, mentre i circa 90 mila di proprietà statale (gran parte sequestrati a trafficanti ed a tombaroli) di straordinario "interesse culturale, sono stati accantonati nei depositi del Centro Operativo della Soprintendenza Archeologica di via Lamberti in attesa di essere (forse) esposti in un museo nazionale Bari è piena di straordinarie attrattive turistiche in stato di abbandono; oltre venti musei ignorati, o in condizioni di estrema precarietà e quindi poco accessibili, il totale disinteresse delle Istituzioni completano il quadro desolante di questa nostra Bari sicuramente poco amata soprattutto da questa moderna classe dirigente locate che vive della normale quotidianità. Il giornalismo è passione e cultura e la Stampa dovrebbe promuovere e sostenere fortemente ogni possibile iniziativa di dibattito costruttivo finalizzato a riportare la nostra città ai giusti livelli di interessi culturali che merita.