I ragazzi della scuola di cinema girano un documentario-verità Il terremoto de L'Aquila continua a suscitare imbarazzi e polemiche. L'occasione è la presentazione nella sezione Orizzonti del documentario "Un anno dopo - Progetto Memory Hunters", realizzato da 12 studenti del III anno dell'Accademia dell'Immagine de L'Aquila e supervisionato da Gianfranco Rosi, prima tappa di un progetto attraverso il quale i giovani registi intendono restituire la memoria dei luoghi colpiti dal sisma del 6 aprile 2009. E ci sono il sottosegretario alla cultura Francesco Maria Giro e il presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi, da un lato, e gli autori Rosi e Barozzi, in qualità di portavoce degli studenti, dall'altro. Una convivenza che diventa scomoda non appena le domande dei giornalisti si spostano sui temi della ricostruzione, delle speculazioni edilizie, anche alla luce di quanto visto nel recente documentario di Sabina Guzzanti, Draquila. «Un film che mi è piaciuto molto - esordisce Rosi. Un'opera necessaria anche se lontana dalla impostazione che abbiamo voluto dare al nostro progetto, che rimane un sussurro, laddove quello della Guzzanti è un urlo». Ci pensa Chiodi a rintuzzare le parole del regista definendo Draquila un film di pura fantasia, di cui si rammarica. Nel documentario, peraltro, non mancano accenni ai temi più controversi. Un anziano sopravvissuto sussurra con rassegnazione che nella casetta che gli è stata messa a disposizione dovrà starci almeno 10 anni. E nella sequenza finale è difficile non notare lo striscione a caratteri cubitali «Riprendiamoci L'Aquila». «Continueremo, anche con l'approccio del cinema di inchiesta», promette Rosi. Parole che si infrangono poco dopo sul muro del silenzio che il sottosegretario alla cultura invita a costruire. «Ora però dobbiamo tacere e lavorare. Per poter ricostruire L'Aquila dobbiamo agire uniti in silenzio e accogliere l'appello al fare del Presidente del Consiglio. Deve essere l'inizio di una moratoria delle polemiche. Ora facciamo silenzio». Parole che lasciano in sospeso tanti interrogativi e che gettano un'ombra minacciosa sul progetto stesso dell'Accademia che, forse, vorrebbe raccontare di più per poter presentare, magari il prossimo anno, un nuovo capitolo del lavoro corale, senza che al silenzio di una città stordita si aggiunga quello, ancor più assordante, delle istituzioni.