Proposta di Sabina Guzzanti nella notte di Draquila Tre miliardi e mezzo di euro. Meno di quanto costerà il Ponte sullo Stretto sponsorizzato dal centrodestra. Meno di un terzo della spesa prevista per la mega autostrada Mestre-Orte-Civitavecchia (voluta da tutti, dal Pdl al Pd). E' quanto servirebbe per evitare la morte di una città: L'Aquila. Davanti alla basilica di Collemaggio - con la sua facciata trecentesca che fino al 6 aprile 2009 guardava un grande prato e una città piena di vita e di studenti - oggi intorno è buio: migliaia di case ridotte a ombre, coperte dalla vegetazione. Eppure, in una serata d'inizio settembre, ecco arrivare centinaia di persone, uscite dalle abitazioni prefabbricate, arrivate dai paesi vicini dove si sono trasferite dopo il terremoto. Alla fine saranno pi di mille. Per una sera L'Aquila sembra vivere di nuovo. La città assiste insieme con Sabina Guzzanti alla proiezione del suo film Draquila, dedicato al terremoto. Un'ora e mezza di pellicola, e poi il dibattito che non finisce mai: due ore, nonostante il freddo, perché qui tutti hanno voglia di parlare, di scambiarsi idee, timori. E, magari, anche un poco di speranza. Certo, fa uno strano effetto guardare se stessi, la propria storia in un film. Si osserva e poi si discute. Non c'è spazio per gli slogan, per la propaganda: se alzi lo sguardo dal telone del cinema all'aperto, ti ritrovi davanti palazzi crollati, macerie. L'Aquila è ancora in rovina. E in fondo la domanda per tutti gli abitanti è sempre la stessa: La nostra città ha un futuro? Il pubblico punta gli occhi verso Sabina Guzzanti e i suoi ospiti: Gianfranco Cerasoli, responsabile Uil Beni culturali; Gianni Lolli, deputato del Pd; Stefania Pezzopane, ex presidente della Provincia; Giusi Pitari, esponente dei comitati degli abitanti; Angelo Venti, giornalista, e Antonello Ciccozzi, docente di Antropologia culturale all'Università degli studi dell'Aquila. Nessuno ha una risposta al timore che anima la folla. Ma ognuno porta un tassello per capire che cos'è il presente, prima di affrontare il futuro. L'Aquila è una delle venti città d'arte d'Italia, racconta Cerasoli, e lo sguardo di tutti va alla facciata di Collemaggio. Aggiunge: Secondo le stime per ricostruire il centro storico servirebbero tre miliardi e mezzo. Mormorio tra la folla. Già, perché, riferisce Cerasoli, nell'intero bilancio dello Stato ci sono appena 70 milioni di euro per la conservazione del nostro patrimonio . E per L'Aquila? Nel 2009 la Protezione civile aveva previsto 50 milioni di euro, ma ne sono arrivati 20 .Il peggio, però, deve ancora arrivare: Oggi non c'è nemmeno un centesimo. Più d'uno anche tra il pubblico sussurra: All'inizio venivano tutti, oggi che siamo di fronte al fallimento della ricostruzione non si vede più nessuno . Il ministro Sandro Bondi è assente , latitante , dicono qui. Si parla delle imprese coinvolte nella ricostruzione. Certo, c'è la Cricca, ma ci sono anche costruttori in odore di mafia, come ricorda Angelo Venti. I pochi finanziamenti che arrivano a L'Aquila rischiano di finire alla criminalità organizzata, più che agli aquilani. Impossibile non denunciare gli sprechi, come le indennità milionarie dei commissari straordinari: Invece di nominare un commissario, magari inutile, si potrebbe recuperare un intero palazzo . I cittadini chiedono una soluzione, un'indicazione concreta. Stefania Pezzopane ci prova: Il governo ha orrore della parola tasse. Ma per salvare L'Aquila bisogna chiedere l'aiuto di tutti gli italiani. In passato quando una città, una regione hanno dovuto affrontare grandi tragedie, tutto il Paese li ha aiutati. Adesso non bisogna abbandonare l'Abruzzo . Come, allora? Il mezzo usato finora è stato quello di una tassa di scopo, destinata cioè espressamente alla ricostruzione della nostra terra . Non è la sola ipotesi. Sabina Guzzanti, insieme con Pezzopane e Cerasoli, propone un'altra strada: Si potrebbe anche ricorrere all'8 per mille, quella fetta (oltre un miliardo di euro) del gettito Irpef che ogni anno viene divisa tra lo Stato e le diverse chiese. Si parla stringendo il microfono e sperando che le parole in qualche modo arrivino fino a Roma. Mille persone incollate allo schermo e al palco per più di tre ore. Per parlare e per sentirsi! almeno una sera, di nuovo città! Poi L'Aquila ritorna deserta.