Lo studio Ai: parcella meno cara di quella pagata dal San Paolo I progettisti torinesi che collaborano con Fuksas: nessun costo elevato per i piemontesi Per il presidente del Piemonte, Roberto Cota, è ormai diventata unossessione: della parcella da 22 milioni pagata dalla Regione allarchitetto Massimiliano Fuksas il governatore parla in quasi tutti gli interventi pubblici, citandolo come esempio di spreco della giunta Bresso. E dopo le precisazioni dellarchitetto, a diradare i dubbi sulla maxi-parcella, interviene anche la Ai Engineering, la società torinese che, assieme al celebre architetto, fa parte del raggruppamento che nel 2001 si è aggiudicato il concorso, bandito dalla giunta Ghigo, per la progettazione del nuovo grattacielo della Regione. Punto per punto, Ai spiega a quanto ammonta il tanto contestato compenso. E lo fa «non per polemica, ma per chiarezza». Punto primo: quanti soldi ha preso larchitetto e quanto le società torinesi? Il raggruppamento ha ricevuto 15,9 milioni per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva. La Regione ha dovuto pagare il 20 di Iva, finita nelle casse dello Stato. Allinterno della cordata, la somma è stata suddivisa così: 8,9 milioni a Fuksas, 3,1 ad Ai Studio, 2,6 ad Ai engineering, 0,7 a Manens-Tifs e 0,6 a Geodata. Quindi nelle tasche della "archi-star" sono finiti poco meno di 9 milioni, non di più. Il resto è andato ai torinesi. Punto secondo: quei 15,9 milioni sono troppi? Il rappresentante legale di Ai, Florindo Bozzo, fa notare che ledificio costerà 262 milioni e che quindi «lincidenza sul totale è del 6,07, in linea con le attività ordinarie di progettazione. Circa la metà di quanto viene corrisposto per opere analoghe allestero e, in Italia, da operatori privati in Torino». Il riferimento è al grattacielo di Intesa Sanpaolo, per il quale sarebbe stata pagata ai progettisti (tra cui Renzo Piano) una parcella pari a circa il 15 del costo complessivo. Non solo, ma Fuksas e Ai sostengono di aver fatto anche lo sconto. Perché i contratti siglati con la Regione sono tre: due a tariffa fissa, perché nel 2003 e nel 2006 non esisteva ancora il decreto Bersani che aboliva i minimi, e uno, firmato nel 2009, che prevedeva un ribasso del 25. E una forte riduzione è stata applicata anche al piano urbanistico esecutivo per le aree Fiat-Avio e Oval. Quindi, sintetizza Fuksas, «il presidente Cota può utilizzare gli argomenti che vuole per fare campagna elettorale, ma tenga fuori me: non centro niente, faccio solo larchitetto».