ISOLA DI MOZIA (Trapani) L'ultima tranche della visita siciliana di Carlo e Franca Ciampi è una imprevista e rilassata passeggiata senza inni, fanfare, formalità. Nella pace di. Mozia, l'isola al centro del quieto Stagnane di Marsala. Un fazzoletto di vigneti, fichi d'india, mosaici e preziosi resti archeologici, in parte lasciati a ciclo aperto, in parte raccolti nel piccolo museo famoso soprattutto per quello stupendo Apollo del quinto secolo Avanti Cristo, un seducente ragazzo dalle forme perfette, trovato trent'annifa scavando in un angolo dell'isola. Ed è proprio per ammirare le fattezze del «giovane di Mozia», studiato in tutto il mondo e atteso l'anno prossimo ad Atene per la gran festa delle Olimpiadi, che il Capo dello Stato ha imposto al cerimoniale una pur frettolosa appendice al programma ufficiale. Senza immaginare che l'innocuo desiderio avrebbe fatto esplodere un vero e proprio caso scientifico ed archeologico. Perché non appena Donna Franca ha messo piede nella casa dei Whitaker, precedendo d'un passo il marito, alla vista dell'Apollo ritto su un cubo d'acciaio, è scattata una delle sue proverbiali battute, spontanea, immediata, fulminante: «Un po'basso di ginocchio questo giovanotto». Un'osservazione da sgomento collettivo per la sovrintendente ai Beni culturali Lina Di Stefano, cicerone dei Ciampi, per il padrone di casa, il presidente della Fondazione Whitaker, Aldo Scimè, per impiegati e lavoratori del museo. Tutti improvvisamente dubbiosi. Con gli occhi su quella statua in effetti malamente poggiata sulla base. Una statua recuperata quasi integra, fatta eccezione per le braccia e i piedi. C'è il capo, cinto dai decori. E' penetrante lo sguardo. Il manto scivola pieghettato su muscoli riprodotti come se avessero vita piena. Ma con la veste, che si ferma ametà delle tibie, s'interrompe questo incanto archeologico privo delle braccia. Tibie mozzate, infatti. Il resto si può solo immaginare. Come i piedi. Ed è proprio l'aver quasi poggiato la veste sulla base, staccandola appena con un tronco di ghisa alto tre dita, che da la sensazione di gambe affossate e ginocchia un po' basse, per dirla con Donna Franca. E ci voleva lei per accorgersi di quel che nessuno aveva notato. Né a Mozia. Né a Venezia, quando l'Apollo fu esposto per la prima volta a Palazzo Grassi in occasione della famosa mostra sui Fenici. Ed è a quell'evento che, a fine visita, turbata, incredula, s'aggancia la Di Stefano: «Ha proprio ragione la signora Ciampi. Un po'mene ero resa conto, ma avevamo accettato la sistemazione come un fatto quasi inevitabile, considerato il lavoro compiuto a Venezia da una professionista come Gae Aulenti. Ma adesso, in effetti, a guardarlo meglio questo "giovanotto"...». Finora encomiata a destra e manca per una soluzione ritenuta ottimale, la Aulenti non ha mai ricevuto una critica. Quell'Apollo un po'affossato rimase mesi e mesi in cima allo scalone centrale di Palazzo Grassi per l'estasi di turisti, cultori e scienziati. E da quando è tornato a casa, per la definitiva sistemazione all'interno del museo di Mozia, nessuno ha mai posto il problema della prospettiva. Ma ieri Donna Franca ha sconvolto ogni certezza. Facendo breccia anche nel presidente della Fondazione, Scimè: «Si, bisogna restituire slancio al nostro Apollo». E quando i Ciampi hanno ripreso il barcone per raggiungere la terra ferma e volare al Quirinale, la Di Stefano è tornata davanti al «giovine», girandogli intorno, ripensando alla battuta fulminante: «C'è da riconsiderare tutto, adesso. Si, c'eravamo accontentati di quel che era tornato da Venezia. Ma questo pesa ulteriormente adesso».Che fare? «Intervenire subito», annuncia la sovrintendente lasciando l'isola con lo stesso barcone che fa avanti indietro, pronta a chiedere aiuto alla Regione: «Occorre studiare il caso. Per mandare ad Atene un giovane rialzato, nella misura giusta, la sua. Occorrerà fare un esame anatomico, rispettare le proporzioni...». Ecco l'effetto dell'ultima battuta siciliana di Donna Franca, estasiata davanti al «giovanotto»: «Che linea nelle curve e nei muscoli». Confermando però l'impressione iniziale: «Mi sembra basso di ginocchio, ragazzi». TRA MARSALA E TRAPANI Nel 1979, durante una campagna di scavi in località «Cappiddazzu», quartiere «industriale» dell'antica Mozia fenicia (a circa due metri di profondità, sotto un cumulo di massi), venne scoperto quello che, per tanto tempo, è stato chiamato «II Giovanotto di Mozia» LA STATUA Si tratta di una monumentale statua di tipo greco, in marmo ionico della Tessaglia, alta poco meno di un metro e novanta, risalente alla seconda metà del V secolo a.C, e, forse, faceva bella mostra nell'agorà di Mozia, esposta all'aperto APOLLO Alfonso Juan Cuny, dell'Accademia delle Belle Arti di Spagna, in visita al Museo di Marsala, dove la statua si trovava, riconobbe nelle fattezze della scultura il dio Apollo, evidenziando che la statua, sicuramente, intendeva rappresentare un Dio (i boccoli sulla testa e la cintura degli aurighi attorno alla vita ne sono la testimonianza), in particolare il Dio del Sole, che usciva dal mare.