La Cgil: "Ci hanno escluso dallassemblea". Domani Vincenzi e Garrone da Letta Difficile che il governo possa elargire quattrini per evitare la cassa integrazione È la faglia di SantAndrea, quella tra la Cgil e le altre sigle sindacali, al teatro Carlo Felice. Lennesima scossa, ieri: «Non mi hanno fatto entrare allassemblea generale», denuncia la segretaria della Cgil, Pia Scandolo. Al 15 piano, dalle 10, nella sala coro, si sono riuniti 250 lavoratori del teatro. Un comunicato della Slc-Cgil Genova rincara: «Non ci lasceremo intimidire da atteggiamenti vessatori, riteniamo queste azioni negative, favoriscono solo quella strategia che vuole lautodistruzione delle fondazioni lirico sinfoniche». Rimandano al mittente ogni accusa le altre sigle sindacali, Cisl, Uil, Snater, Fials, Libersind: «Lassemblea generale è stata convocata dalle nostre sigle già dal 3 settembre e il rappresentante sindacale Cgil dei lavoratori, Francesco Baldini, ha tenuto un lungo intervento: Scandolo fa solo provocazioni», attaccano. E proseguono: «Latteggiamento della Cgil è gravemente irresponsabile e inaccettabile». E la faglia, storica, quella che ha fatto commissariare, dimettere, allontanare anzitempo sovrintendenti si allarga. Senza cassa in deroga, ieri ha ricominciato a lavorare, dopo lestate, lorchestra, a orario minimo e oggi riprende il coro, «Facciamo le prove». Per che cosa? «Siamo musicisti e cantanti, prepariamo un programma e lo realizzeremo nel foyer esterno del teatro - dicono alcuni lavoratori - noi siamo pronti a trovare soluzioni, ma la cassa in deroga no». Senza la firma della cassa in deroga, i conti sono già stati fatti, il teatro Carlo Felice perderà altri 5 milioni di euro. La Cgil continua ad essere possibilista, a patto di vedere i conti esatti del teatro e di ricevere un piano di rilancio triennale sostenuto finanziariamente. Stessa richiesta degli altri sindacati (è lunico ponte tra le due sponde della faglia), ma per costruire alternative alla cassa in deroga. «Il 15 settembre partiranno le trattative per il tavolo sul contratto collettivo nazionale, la cassa in deroga serve solo per buttarci fuori dal teatro - spiega Guido Parodi, Uilcom - tra le nostre proposte alternative, anche i contratti sociali». «I contratti di solidarietà si fanno per evitare i licenziamenti - sbotta Andrea Ranieri, assessore alla Cultura del Comune - qui non si vuole licenziare nessuno: credo invece che si stia cominciando a ragionare sui numeri, per la prima volta, e che i numeri mostrino che lunica soluzione che garantisca continuità occupazionale e lapertura del teatro, senza perdere altri soldi, sia la cassa in deroga, nessun sindacato dice no a priori». «Siamo disillusi ma non molliamo - tuona Nicola Lo Gerfo, Fials - vogliamo i numeri, le cifre. Abbiamo chiesto il piano di rilancio e sapete cosa il teatro ha consegnato ai segretari nazionali? Il piano Filippini La Rosa, quello che la sindaco Vincenzi ha detto che era stato superato: ci prendono in giro?». Oggi il sovrintendente Giovanni Pacor, oggi alle 10, incontrerà i lavoratori. Domani il sindaco Marta Vincenzi volerà a Roma con il consigliere di amministrazione Riccardo Garrone, convocata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Difficile prevedere, data la congiuntura, un intervento finanziario "extra" del governo per salvare il teatro, anche perché nel giro di un mese la maggior parte delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane sarebbero in fila, fuori dallufficio di Letta. Poi, la "no stop" del 16 e 17 settembre: vertici e sindacati del teatro si chiuderanno in conclave, ne uscirà scritto il destino del Carlo Felice.