Portata alla luce da Francesca Guandalini si trova a pochi passi da Sassuolo Francesca Guandalini, modenese, classe 1975, professione archeologo, sposata con un figlio, guarda con orgoglio il sito dove sorgeva una antica villa romana, sopra le colline che dominano la città di Sassuolo, nella località 'Il Poggio' vicino al castello di Monte Gibbio. Grazie ad un paziente lavoro, prima su antichi testi e poi raccogliendo le voci delle persone che abitano in quel posto, alla fine è riuscita a fare riemergere dall'oblio del passato questo importante traccia del passato. Tanto importante, che il Comune di Sassuolo, ha deciso di valorizzare i pavimenti a mosaico della villa. Nei prossimi mesi il sito dovrebbe essere ricoperto da un tendone, che permetterà proteggere i ritrovamenti e nello stesso tempo l'accesso dei turisti. Ma torniamo a parlare di Francesca Guandalini e di come è nata la sua passione per l'archeologia e per il lavoro (duro) dell'archeologo. Con quale criterio avete cominciato a scavare proprio qui a Monte Gibbio? «Sapevo che ci potevano essere le tracce di una villa romana, su queste colline, tanto da farne la tesi del mio dottorato. Ma abbiamo cominciato a scavare proprio in questo punto grazie all'aiuto della gente del posto. Mentre aravano il campo vedevano emergere del materiale, come laterizi, frammenti di ceramica. Quindi anche grazie alla direzione scientifica della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna, nelle persone del dottor Luigi Malnati e del dottor Donato Labate, abbiamo potuto cominciare i lavori in uno dei pochi siti di ricerca in Italia». E' normale trovare una villa romana nelle nostre colline? «No sicuramente, la particolarità di questa villa è che fu distrutta, da un terremoto che la fece sprofondare e quindi scomparire dalla vista. C'è inoltre un insediamento pluri stratificato. Quindi con le nostre ricerche possiamo stabilire che una parte è riferibile ad una villa di un certo pregio, con mosaici importanti, risalibile all'età Augustea. Ma prima ancora possiamo affermare, che era anche un luogo di culto, risalente all'epoca repubblicana. Poi con il passare del tempo, possiamo anche dire che si sono sovrapposte altre costruzioni risalenti al sesto secolo D.C., parliamo però di abitazioni rustiche». Si prevedono ulteriori scoperte di così importante nella nostra provincia? «Quando si scava tutte le ricerche sono importanti, nel senso che più si scava, più si trova. Quindi potremmo dire che ci possono essere altri insediamenti. Voglio cogliere l'occasione per ringraziare il proprietario del terreno, che ci ha permesso di lavorare, inoltre ringrazio anche le persone del posto con cui si è creato un bel clima di collaborazione». Mi spieghi con che attrezzi lavorate allo scavo... «Abbiamo lavorato con vanga, badile, piccone e cazzuola, per fare emergere la villa. Poi siamo passati al lavoro di catalogazione, perchè ci siamo trovati di fronte a più strati, che dovevano essere tutti divisi e catalogati e puliti. Per questo ci vuole molto tempo». Come è nata questa passione per una materia così importante? «Mio padre è un grande appassionato di storia. Fin da piccola, quando andavo in vacanza con il mio papà, andavamo a visitare siti archeologici e musei. Quindi posso dire che la passione è nata fin da piccola, ed è proseguita negli anni, fino a sfociare nella laurea in lettere classiche, poi il dottorato di ricerca in archeologia con la specializzazione». Dove le piacerebbe fare delle ricerche in Italia? «Vorrei tanto lavorare nell'Italia meridionale, perchè sicuramente ci sono reperti archeologici veramente importanti ancora da scoprire per la storia». Se invece potesse andare all'estero dove vorrebbe andare? «Mi piacerebbe scavare in Grecia, ma anche in Turchia. Sono due nazioni che dal punto di vista storico mi affascinano e mi interessano molto». Si parla molto di castelli e e ruderi di castelli nella nostra provincia. Lei pensa che si possano trovare dei reperti interessanti? «Naturalmente ci sono molte probabilità di trovare qualcosa d'interessante. Esiste anche un progetto di valorizzazione su queste antiche vestigia del passato. Credo che sia un progetto, partito da una idea dell'architetto Vincenzo Vandelli». In Italia dove si trovano i siti più importanti per i ritrovamenti? «Il sito più importante è quello sicuramente di Roma, dove tutto parla di storia, ma questo è un mio personale punto di vista. Dal punto di vista finanziario, il settore archeologia è penalizzato? «Un disastro totale. Siamo il fanalino di coda per quanto riguarda gli stanziamenti. Questo vale anche per la Soprintendenza, che non ha più neanche i fondi per fare girare le autovetture. Per questo molti di noi sono stati costretti ad aprire la partita Iva. Ma anche in questo caso i pagamenti vanno a rilento. Se poi mi vuole chiedere se guadagnamo molto, le rispondo che possiamo paragonarlo allo stipendio di un operaio specializzato. Però facciamo un lavoro che ci piace e lavoriamo all'aria aperta». In questo lavoro, sono più le soddisfazioni o le delusioni? «Diciamo le soddisfazioni, però per molti aspetti è veramente dura... Col senno del poi, non consiglierei questo lavoro a nessuno». Finiti gli scavi in questo sito dove andrà? «Questo è uno scavo di ricerca, che termina alla fine di settembre e che occupa anche degli studenti. Terminato, io e i miei colleghi, ci dedicheremo a dei lavori più remunerativi, legati alle opere pubbliche».
La villa romana del Poggio: un tesoro a portata di mano
Francesca Guandalini, archeologa modense, ha scoperto una villa romana a Monte Gibbio, in provincia di Modena, grazie al lavoro di ricerca e alla collaborazione con la gente del posto. La villa, che risale all'età augustea, era stata distrutta da un terremoto e scompariva dalla vista. Guandalini ha lavorato con vanga, badile, piccone e cazzuola per fare emergere la villa e ha catalogato i ritrovamenti. La villa era un luogo di culto repubblicano e una villa di lusso con mosaici importanti. Il Comune di Sassuolo ha deciso di valorizzare i pavimenti a mosaico della villa e di proteggerli con un tendone.
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