E Malacalza: "Senza un progetto serio io non ci sto" Giovedì lincontro decisivo tra Marta Vincenzi e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta Oltre agli autonomi, anche la Cgil prende le distanze dallipotesi di cassa integrazione: "Mai senza lok dei lavoratori" «CASSA DISINTEGRAZIONE», recita lo striscione appeso sopra la porta dellentrata degli artisti al Carlo Felice, in via Vernazza. Ma il risultato esatto del confronto di ieri, è quello di un bello zero, rotondo: nessuna decisione presa sulla cassa in deroga, un nuovo rinvio guardando da un lato allincontro di giovedì a Roma tra Marta Vincenzi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e dallaltro a quei chiarimenti che dovranno arrivare soprattutto dai numeri. Quelli, in primo luogo, della relazione stesa dai revisori della Deloitte, che per il consiglio di amministrazione hanno raddoppiato gli allarmi sulla salute finanziaria del Teatro; ma non solo. I sindacati, nazionali e locali, hanno chiesto infatti di poter visionare anche le relazioni dellex commissario Giuseppe Ferrazza e della Corte dei Conti per avere un quadro completo della situazione economica. Il prossimo incontro, a questo punto, è in programma il 16 settembre. Edotti dei conti, ma soprattutto anche delle possibili risposte del governo. Una speranza, insomma, che da Roma arrivino quei soldi, la cui mancanza impone misure draconiane. Diverse le posizioni tra le varie sigle sindacali, ma di fatto, uguale il risultato: per ora, di cassa in deroga non si parla. E, se si andrà a decidere tra dieci giorni, non sarà tardi per chiedere la "cassa", che dovrebbe essere concessa con una retroattività pari ad un paio di settimane? Ma per ora questo è un elemento secondario, visto che si dice di no. «Abbiamo chiesto documenti - spiega Nicola Lo Gerfo della Fials - e il piano di rilancio per il 2011. Noi respingiamo con forza la cassa integrazione, abbiamo proposte da fare, ma prima vogliamo avere chiara la prospettiva finanziaria». E anche la Cgil, con il responsabile nazionale delle fondazioni liriche Silvano Conti, ammette che lincontro è stato solo interlocutorio: «Vogliamo documenti per capire e un progetto con assunzione di responsabilità per il futuro. Siamo disposti a fare la nostra parte, ma debbono farla tutti, dalla politica locale agli imprenditori genovesi, dai dipendenti al ministero: non è possibile che il Teatro si trovi in queste condizioni dopo due anni di commissariamento. Noi non accetteremo comunque eventuali ammortizzatori sociali, da soli, senza lassenso dei lavoratori». E stamani i lavoratori si riuniranno in assemblea per valutare la situazione, alla luce delle ultime vicende. «Andiamo avanti così, ancora un incontro interlocutorio. Giovedì 16 sarà lultimo, speriamo, definitivo», sospira Renzo Fossati, direttore di staff del Teatro, che ha partecipato al vertice insieme al sovrintendente Giovanni Pacor, mentre un centinaio di dipendenti della Fondazione aspettava notizie, fuori dalla sala del decimo piano e sotto il torrione. Già, lincontro del 16. Marta Vincenzi, dal canto suo, non vuole commentare quanto è accaduto o non accaduto ieri, e a sua volta rimanda ogni valutazione a dopo che sarà uscita da Palazzo Chigi. Dove, presumibilmente, andrà da sola. «Sono io ad aver chiesto lincontro con Letta, che ringrazio per la disponibilità; e peraltro ci sono numerosi argomenti di cui parlare, non solo del Carlo Felice. Ma mi farebbe piacere che i rappresentanti del ministero, nel frattempo, si facessero sentire, e si muovessero a favore del Teatro» distilla, riferendosi ai consiglieri Sergio Maifredi e Mario Menini: per dire che, in realtà, gli uomini indicati da Bondi qualcosa dovrebbero pur fare. E in questa vicenda sospesa, resta tale anche il ruolo dei privati. Riccardo Garrone, comè noto, dovrebbe essere solo il primo di una serie di grandi nomi a impegnarsi per il teatro dellOpera: ma finora, la cautela è massima. Come ha ripetuto ieri anche Vittorio Malacalza: disponibili ad appoggiare un piano di rilancio. Purché, però, ci sia. «Non è vero che Garrone mi abbia chiamato in causa, ma se ci fosse stato un progetto con una prospettiva di sopravvivenza del teatro, io ci sarei stato. Senza questo presupposto, però, preferisco occuparmi di cose che hanno un futuro».